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“Jeffrey Epstein spia del Mossad”: il rapporto dell’Fbi sul finanziere pedofilo e le teorie sui servizi segreti

Il rapporto ipotizza che Epstein avesse legami coi servizi di intelligence statunitensi e alleati tramite il suo avvocato personale Alan Dershowitz, professore di legge ad Harvard
“Jeffrey Epstein spia del Mossad”: il rapporto dell’Fbi sul finanziere pedofilo e le teorie sui servizi segreti
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I servizi segreti israeliani avevano addestrato Jeffrey Epstein. A rilanciare i sospetti secondo cui il defunto faccendiere pedofilo americano sia stato a suo tempo alle dipendenze del Mossad è il britannico Times, che in un articolo del 9 febbraio ha citato un rapporto dell’Fbi datato 19 ottobre 2020 in cui veniva esplicitata questa informazione. Il documento peraltro, pubblicato nell’ultima tranche dei files rilasciati dal Dipartimento di Giustizia, sta ampiamente circolando sui social. Il testo cita una fonte confidenziale convinta che Epstein fosse “un agente cooptato” dai servizi segreti israeliani. Il rapporto dell’ufficio di Los Angeles sostiene che il finanziere fosse stato “addestrato come spia” per il Mossad, con presunti legami ai servizi di intelligence statunitensi e alleati tramite il suo avvocato personale Alan Dershowitz, professore di legge ad Harvard. I file rivelano anche messaggi scambiati nel marzo 2017 tra Epstein e Deepak Chopra, guru della medicina alternativa indiano-americano. Quest’ultimo invitava Epstein a Tel Aviv per un evento pubblico: “Vieni in Israele con noi. Rilassati e divertiti con persone interessanti”, scriveva Chopra, aggiungendo “porta le tue ragazze”. La risposta di Epstein fu netta: “Un’altra location. Non mi piace Israele. Per niente”. Le teorie su un possibile ruolo di Epstein per servizi segreti stranieri, come si legge sul Times, stanno guadagnando attenzione negli Stati Uniti, promosse in particolare dal controverso anchorman americano Tucker Carlson e da altri media.

A sostenere che Epstein fosse collegato ai servizi israeliani, anche Ari Ben-Menashe. Controverso consulente e uomo d’affari israeliano-canadese, nato in Iran, ha lavorato nell’intelligence militare israeliana tra il 1977 e il 1987. È noto per le sue dichiarazioni sensazionalistiche e ha lavorato come lobbista per vari regimi, tra cui il Myanmar. Ari Ben-Menashe ha sostenuto per anni che Epstein fosse una risorsa del Mossad, coinvolto in una vasta operazione di “honey trap” (trappola del miele) per ricattare figure influenti. Queste affermazioni, emerse con forza nel 2020 e riapparse periodicamente, suggeriscono che la rete di Epstein non fosse solo un’impresa criminale privata, ma uno strumento per raccogliere “kompromat” (materiale compromettente) su politici, uomini d’affari e celebrità a beneficio dei servizi israeliani. Ben-Menashe collega l’operazione di Epstein a quella di Robert Maxwell (padre di Ghislaine), anch’egli considerato un asset del Mossad prima della sua misteriosa morte nel 1991.

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