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Siccità, frane, climate change: l’agricoltura moderna dovrà adattarsi a queste nuove sfide

Per un’agricoltura più sostenibile, tutti dobbiamo fare degli sforzi. Noi consumatori dovremmo cercare di comprare dai nostri agricoltori locali
Siccità, frane, climate change: l’agricoltura moderna dovrà adattarsi a queste nuove sfide
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di Matteo Pagliuso

Siccità, frane, aumento delle temperature: le conseguenze del cambiamento climatico sono già una realtà in Italia, lo dimostrano i 376 eventi recensiti nel 2025 dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Di fronte a questa realtà, l’agricoltura moderna dovrà adattarsi a queste nuove sfide cambiando i suoi metodi.

Per anni, il modello dominante nell’agricoltura fu rappresentato da aziende che coltivano grandissime aree intensivamente con la monocultura (cultura di una specie su grandi aree). La poca diversità di piante che di conseguenza si trovano su queste aree permette agli insetti nocivi di proliferare nei frutteti e nelle altre colture provocando anche una perdita di biodiversità. La proliferazione di questi nocivi in questo modello si combatte spesso con pesticidi nocivi sia per noi che per la biodiversità. Per mantenere un suolo fertile, necessario per produrre grandi quantità di cibo, si usano concimi chimici che arricchiscono, in breve termine, molto il suolo, ma provocano a lungo termine il suo inquinamento. I problemi derivanti da questo metodo di coltura sono l’erosione e l’impoverimento nel suolo e la perdita di biodiversità.

A questo modello si oppongono oggi diversi modelli alternativi che si ispirano sia a idee nuove sia a metodi usati all’epoca. Vediamo, per esempio, alcuni agricoltori utilizzare nuovamente la rotazione delle colture, altri invece cercano di fare agricoltura rigenerativa per aumentare la biodiversità e la qualità del suolo, altri ancora promuovono un’agricoltura in cui non si lavora il suolo. Le idee sono tante e permettono di pensare diversamente l’agricoltura del futuro che dovrà affrontare nuove sfide climatiche. La fattoria del Bec Hellouin, in Francia, può essere un modello di ispirazione da seguire.

L’agricoltura di domani dovrà per forza adattarsi al cambiamento climatico per essere sostenibile e redditizia. È una necessità pensare all’agricoltura di domani perché dovremmo, in un mondo di crisi e instabilità, cercare di essere un paese sovrano dal punto di vista alimentare. Dovrebbe essere una priorità nazionale quella di assicurare l’autonomia alimentare del paese, cercando di favorire i produttori locali. È una scelta personale quella di recarsi direttamente, se si può, dal produttore per acquistare la frutta e verdura di cui abbiamo bisogno. Questo favorirebbe anche l’agricoltore che può incassare direttamente il suo profitto senza passare dagli intermediari che prendono gran parte del suo guadagno, ma è anche una scelta ecologica perché evitiamo di consumare un prodotto che viene da lontano.

Oltre alla scelta personale ci dovrebbe anche essere un’azione politica che cerchi di aiutare i nostri agricoltori. Si dovrebbe, per esempio, evitare di importare prodotti esteri che fanno concorrenza ai nostri prodotti italiani. Il Ceta è, per esempio, un accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada che andrebbe rivisto sull’agricoltura perché gli agricoltori canadesi possono usare prodotti chimici vietati da noi, come il glufosinato (erbicida), su cibo che verrà importato nel nostro Paese. Sono sostanze che si ritrovano dopo nel cibo che mangiamo in Europa come dimostrato da GreenMe o il giornalista francese Hugo Clément. È dunque un problema per il consumatore che mangia un prodotto tossico, ma anche per il produttore che non può competere di fronte a questa concorrenza.

Per un’agricoltura più sostenibile, tutti dobbiamo fare degli sforzi. Noi consumatori dovremmo cercare di comprare dai nostri agricoltori locali per favorire le filiere corte e migliorare le loro condizioni. Gli agricoltori dovrebbero cerca di adottare, per alcuni, metodi più rispettosi dell’ambiente mentre la politica dovrebbe cercare di aiutarli per poter essere un paese autonomo a medio e lungo termine. La scelta è sia personale che politica.

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