Nel cuore più profondo e autentico della Valle d’Aosta, dove la strada sembra quasi voler terminare per lasciare spazio alla maestosità della natura, si schiude la conca di Cogne. Un tempo villaggio minerario — un’identità ancora viva e visitabile presso il Centro espositivo del Parco minerario e della miniera di Cogne, che offre una panoramica su alcune delle miniere valdostane, sulla fatica e il fascino di un passato industriale eroico — oggi è un luogo che possiede una vibrazione diversa rispetto ad altre località alpine. Qui il respiro della montagna è più calmo, regolato dal ritmo dei prati di Sant’Orso, una distesa di candida neve in questo periodo invernale, ma che diventa di erba e fiori in estate, e che si allunga ai piedi del massiccio del Gran Paradiso. Proprio sull’orlo di questo immenso tappeto naturale, sorge una dimora che non è soltanto un albergo, ma un pezzo vivente di storia italiana: il Bellevue Hotel & Spa. Celebrare oggi i suoi cent’anni significa raccontare un’epopea di famiglia, di dedizione e di una visione dell’ospitalità che ha saputo attraversare un secolo di cambiamenti senza mai perdere la propria anima. Fondato nel 1925, il Bellevue è cresciuto insieme a Cogne, trasformandosi da semplice locanda di montagna in un’icona del lusso discreto e raffinato, membro della prestigiosa collezione Relais & Châteaux.
Ciò che rende questo luogo unico è l’atmosfera di una casa vissuta, dove ogni mobile, ogni quadro e ogni profumo raccontano una storia. La famiglia Roullet, che da quattro generazioni tiene le redini di questa struttura, ha compiuto un miracolo di conservazione dinamica, riuscendo a integrare le più moderne tecnologie del benessere in una struttura che profuma ancora di legno antico e di cera d’api. Passeggiando nei corridoi dell’hotel, si ha l’impressione di sfogliare un album di ricordi: le collezioni di oggetti dell’artigianato locale, i pizzi preziosi lavorati al tombolo dalle donne del paese – compresa la minuziosa e paziente Laura al timone del Bellevue – e i camini che scoppiettano nelle sale comuni creano un rifugio dal mondo esterno. È proprio qui, in questo salotto sospeso nel tempo, che il rito del “teatime” davanti al camino diventa un momento irrinunciabile: il calore del fuoco, l’aroma del tè e la pasticceria artigianale offrono la coccola perfetta dopo una giornata all’aria aperta.
Cogne, tra passeggiate e buona tavola
Ma Cogne non è solo la cornice del Bellevue, ne è la linfa vitale. Il borgo ha saputo resistere alle lusinghe dell’edilizia selvaggia, mantenendo intatta la sua architettura in pietra e legno e promuovendo un turismo sostenibile che fa della lentezza il suo punto di forza. È il regno degli ice climber, degli amanti del fondo e di chi desidera vivere la montagna con romanticismo, magari concedendosi una gita in slitta trainata da cavalli nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, avvolti in calde coperte mentre il suono dei campanelli rompe il silenzio della valle. Per chi invece ama il movimento lento, la passeggiata verso la frazione di Lillaz e le sue celebri cascate offre uno spettacolo naturale di rara bellezza, dove l’acqua cristallina si trasforma, in inverno, in sculture di ghiaccio azzurrino. La simbiosi tra il paese e il suo albergo storico si riflette anche nella cucina, che al Bellevue raggiunge vette di eccellenza assoluta. Il ristorante stellato Petit Bellevue è un tempio dedicato ai sensi, dove le materie prime del territorio, spesso provenienti dall’orto privato dell’hotel – meticolosamente curato da Robi, che nei mesi invernali è abile Maître Fromager -, vengono lavorate con una tecnica che onora la tradizione senza restarne prigioniera. Cenare qui, magari nella minuscola sala che accoglie pochissimi tavoli, è un’esperienza che riconnette con le radici della terra valdostana, accompagnati da una cantina che è un vero e proprio archivio enologico sotterraneo, regno indiscusso di Rino, infallibile sommelier che guida gli ospiti tra etichette rare, vitigni autoctoni eroici e grandi nomi internazionali.
Super tradizionale a partire dalla location (una casa antica, tutta in legno) la Brasserie du Bon Bec ha menu e atmosfera che invitano a restare a lungo, magari meditando su una grappa. Chi cerca invece il calore della tradizione più rustica può rifugiarsi al Bar à Fromage, per riscoprire i piatti tradizionali dell’alta montagna. L’attenzione ai dettagli si estende poi alla spa “Le Sorgenti del Gran Paradiso”, l’esclusiva area benessere di 1200 mq, che offre due piscine coperte e una vasca idromassaggio, sei tipologie di saune, grotta di sale, grotta polare – tra cui la Grotta dell’Orso, una bio-sauna che profuma di bosco – e trattamenti personalizzati, dove l’acqua delle sorgenti locali diventa il cuore di rituali che utilizzano erbe alpine, latte e miele. Arrivare a cento anni di attività è un grande traguardo: un secolo di accoglienza, di storie intrecciate tra le mura dell’hotel e le vette del Gran Paradiso. Ogni camera (39 in tutto) è un mondo a sé, testimone di un secolo di sogni e di riposo dei viandanti. Cogne e il Bellevue sono due facce della stessa medaglia: la natura selvaggia del Parco Nazionale e la cultura dell’accoglienza che sa come addolcire l’inverno con il calore di un focolare. È un invito a riscoprire il valore del silenzio, a godere della luce che tramonta sulle vette colorandole di rosa, e a lasciarsi viziare da un accurato servizio e dal meraviglioso staff familiare. In questo secolo di vita, l’hotel è rimasto saldo come la roccia del Gran Paradiso, continuando a offrire ai suoi ospiti non solo una stanza, ma un’emozione che spinge chiunque vi abbia soggiornato a tornare, ancora e ancora, per sentirsi parte di una leggenda che continua a scriversi ogni giorno.