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“La mia carriera calcistica? Un giorno l’uscita spericolata di un portiere la terminò: tibia e perone fecero crac. Frattura esposta e scomposta. Poi l’incontro con Marchesi”: lo rivela chef Davide Oldani

Lo chef stellato racconta come un grave infortunio di calcio lo portò a incontrare Gualtiero Marchesi e a cambiare vita

di Redazione FqMagazine
“La mia carriera calcistica? Un giorno l’uscita spericolata di un portiere la terminò: tibia e perone fecero crac. Frattura esposta e scomposta. Poi l’incontro con Marchesi”: lo rivela chef Davide Oldani

Davide Oldani è uno degli chef più rinomati al mondo e porta alta la bandiera italiana con la sua cucina internazionale. Nel 20o3 è tornato in Italia per aprire il “D’O”, poi è nato un secondo ristorante “Olmo” e un laboratorio per i lievitati “Next D’Oor”. Eppure, forse non tutti lo sanno, ma il mondo dell’alta cucina forse avrebbe potuto perdere Oldani.

Come ha raccontato lo chef in una intervista a La Stampa infatti a 15 anni era un promessa del calcio, militava alla Rhodense che era in C2, ma un giorno, spinto dagli amici, ha partecipato a un incontro amatoriale e lì è accaduto il “fattaccio”. “La mia carriera calcistica? Un giorno l’uscita spericolata di un portiere la terminò: tibia e perone fecero crac. Frattura esposta e scomposta”, ha rivelato.

Da lì la svolta: “Frequentavo l’alberghiero. Dopo l’infortunio, papà, grazie a un amico, seppe di un grande cuoco che anni prima aveva aperto un ristorante importante a Milano. Era Gualtiero Marchesi. Mi disse ‘Vieni quando vuoi’. E io andati: due-tre volte alla settimana, d’estate: bicicletta fino a Rho, poi treno, la metro, il bus fino al al dehor del ristorante, a pulire ricci di mare”.

Il ricordo del maestro Marchesi è di grande stima e rispetto: “Era un gran signore: mai visto urlare. Quando sbagliavo a tagliare la carne, si avvicinava: ‘Guarda non fare così – diceva – l’esempio è la più alta forma di insegnamenti’. Per me è stato un secondo padre”.

A 22 anni lo sbarco a Londra al tristellato “Le Gavroche” di Albert Roux: “Eravamo in 23 suddivisi in sei partite. In dodici mesi vidi andarsene diversi chef (…) C’era Gordon Ramsay lui ai pesci, io alle carni. All’inizio facevamo a gara per chi arrivava prima per nascondere le padelle che servivano per il sevizio”. Insomma il rapporto tra i due era di goliardia pura.

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