Moda e Stile

“Ho lasciato il mio lavoro di ingegnere civile per fare il modello di Giorgio Armani, è tutto surreale ma a volte mi manca il vecchio lavoro”: la storia di Shubham Vaidkar

Il modello indiano si racconta a Vanity Fair: ha lasciato la sicurezza dei cantieri per inseguire un sogno. Ha sfilato già 5 volte per Re Giorgio: "Ho scelto la moda per paura dei rimpianti"

di Redazione Moda
“Ho lasciato il mio lavoro di ingegnere civile per fare il modello di Giorgio Armani, è tutto surreale ma a volte mi manca il vecchio lavoro”: la storia di Shubham Vaidkar

Ci sono storie che sembrano scritte apposta per ricordarci che, a volte, stabilità e sicurezza non coincidono con la felicità. Quella di Shubham Vaidkar è una di queste. Prima di diventare uno dei volti scelti da Giorgio Armani, infatti, Shubham indossava il caschetto da ingegnere civile e lavorava nei cantieri edili dell’India, mestiere per cui aveva studiato e lavorato per necessità economica.

Dal “posto fisso” alle passerelle

Intervistato da Vanity Fair, il modello ha ripercorso la genesi di un cambiamento radicale, nato non da un capriccio improvviso ma da una lenta presa di coscienza. “L’ingegneria mi sembrava un percorso sicuro”, ha raccontato Vaidkar. “All’inizio, la carriera da modello non pagava così tanto da poter avere una stabilità economica: continuare a lavorare come ingegnere civile per mantenermi era una necessità”. Eppure, alla fine la passione per la moda ha avuto la meglio anche sul “posto fisso”: “Ho sempre sentito che c’era un lato creativo in me che non stava trovando spazio”, ha spiegato. La molla che ha fatto scattare il cambiamento definitivo è stata una delle più potenti leve umane: “La mia decisione è stata dettata più dalla paura di vivere con il rimpianto di non averci mai provato”.

La consacrazione con Re Giorgio

Il salto nel buio si è trasformato in un atterraggio morbido sulle passerelle più prestigiose del mondo. Vaidkar ha sfilato per ben cinque volte consecutive per Giorgio Armani, un traguardo che lui stesso definisce “surreale”. “È stato il punto in cui tutto è diventato reale: passare da un mondo più circoscritto, locale, ed entrare in un contesto internazionale”, ha confessato a Vanity Fair. “Ricordo di aver pensato: ‘Questa è una cosa che una volta guardavo solo online… e ora la sto effettivamente vivendo'”. Dell’esperienza con il Maestro della moda italiana, Shubham porta a casa una lezione di rigore: “Armani non è solo un marchio, è storia, è eleganza, è uno standard. La professionalità qui è su un altro livello. Tutto è estremamente preciso: i fitting, il grooming, le prove. Mi ha insegnato disciplina”.

La realtà dietro il glamour

Nonostante il successo, Vaidkar mantiene i piedi ben piantati a terra, forse grazie al suo background sportivo. In India, infatti, gioca a cricket a livello professionale a Mumbai, una passione che considera complementare alla moda: “Mi ha insegnato la concentrazione e come gestire la pressione, il che mi aiuta anche molto come modello. Traggo molta ispirazione dagli atleti, perché la loro mentalità è molto simile”. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica e Vaidkar ammette che, talvolta, la nostalgia per la vecchia vita si fa sentire: “A volte mi manca la stabilità. La fashion industry è eccitante, ma è anche incerta. Nell’ingegneria, sai quale sarà il tuo prossimo passo, mentre come modello è un continuo mettersi alla prova”.

Il futuro: ispirare gli “outsider”

Guardando al domani, l’ambizione di Shubham va oltre le copertine. Il suo obiettivo è diventare un esempio per chi non ha un percorso canonico alle spalle: “Vorrei costruire qualcosa che vada oltre la semplice attività di modello”, ha concluso. “Mi piacerebbe creare opportunità per altri che provengono da background non tradizionali e mostrare loro che non per forza devi rimanere bloccato a una sola possibilità”.

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