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Ultimo aggiornamento: 15:17

Ex Ilva, Fiom, Fim e Uilm: “Meloni scappa dal confronto, governo brancola nel buio. Andremo noi a Palazzo Chigi”

I sindacati fanno il punto sulla vertenza, dopo diverse richieste di incontro alla luce del negoziato con Flacks: "Non ci convocano perché non sanno cosa dirci"
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“Sull’ex Ilva penso che il governo brancoli nel buio. Chiediamo da tempo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di assumere in prima persona il dossier e la responsabilità di gestire la transizione del piano attraverso gli occupati che ci sono”.
A rivendicarlo il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, a margine della conferenza stampa assieme ai leader di Fim-Cisl e Uilm. “Pensiamo che chiudere le porte di Palazzo Chigi alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ilva, essendo quella una questione di Stato, sia stato un grande errore di queste settimane e di questi mesi del governo. Per senso di responsabilità, quindi, noi, unitariamente, andremo a Palazzo Chigi nel caso in cui non dovessimo essere convocati”, hanno avvertito i sindacati.
Critico anche Ferdinando Uliano (Fim-Cisl): “Meloni sta scappando dal confronto. Per noi è centrale il fatto che lo Stato assuma la conduzione dello stabilimento attraverso una proprietà che sia superiore al 50%, poi costruisca le alleanze industriali, non con fondi finanziari che rischiano di essere speculativi e non hanno prospettive rispetto al rilancio industriale”.
Timori condivisi anche da Rocco Palombella della Uilm: “Se non ci convocano significa che non c’è nulla sul tavolo, non c’è nulla di serio”, ha attaccato durante la conferenza stampa alla luce delle ultime notizie riportate.
E rispetto a Flacks, i sindacati rilanciano i timori: “Ci ha portato a spasso per tre mesi e il rischio è che continui a portarci a spasso per i prossimi”. “I fondi – aggiunge Michele de Palma – non sono né buoni né cattivi, hanno una funzione: investire per trarne un risultato finanziario. Noi invece abbiamo bisogno di un risultato sociale e industriale per il paese”. Tradotto, per i sindacati ”soluzioni di carattere finanziario non possono rappresentare un punto di partenza per il rilancio dell’impianto siderurgico più importante d’Europa”.
Per poi rilanciare un appello perché si riapra il tavolo a Palazzo Chigi: “Non si può decidere il destino di migliaia di lavoratori e di un asset strategico per il Paese attraverso dichiarazioni a mezzo stampa. È una situazione senza precedenti che richiede serietà, trasparenza e responsabilità di tutti. Dov’è il piano industriale? Quali sono gli investimenti reali? Quali le garanzie occupazionali? Senza risposte chiare non si può parlare di acquisizione”.
E ancora: “Dire che si potranno raggiungere quattro milioni di tonnellate entro l’anno, partendo con impianti non pienamente operativi non è realistico. Non accetteremo decisioni già prese che prefigurino esuberi o ridimensionamenti senza un confronto vero con le organizzazioni sindacali”. Quindi l’avviso: “Se non ci convocano entro fine febbraio, dovremo andare noi a Palazzo Chigi per senso di responsabilità”.

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