“Sammy. Una vita da abbracciare” è la biografia dedicata a Sammy Basso, morto nel 2024, firmata dai genitori Amerigo Basso e Laura Lucchin assieme alla giornalista Chiara Pelizzoni, responsabile dell’area Famiglia di Famiglia Cristiana. In 271 pagine, attraverso testimonianze di familiari, amici e persone che hanno lavorato con lui, il volume mostra come Sammy, affetto da una sindrome di invecchiamento precoce tra le più rare, abbia saputo trasformare quella condizione in una storia di consapevolezza e altruismo. “Una nave che conosceva la meta – scrivono i genitori – ma anche un capitano-esploratore, pronto ad aprire vie nuove”.
“Sammy nella sua breve e infinita vita ci ha insegnato l’essenziale, che è vivere, un giorno alla volta, con gratitudine e coraggio” scrive nella prefazione Jovanotti, ricordando l’incontro con Basso. Il cantautore parla di un incontro vissuto come un dono, sottolinea l’allegria, la curiosità e l’intelligenza che lo caratterizzavano.
“È stato il malato di progeria più longevo al mondo. Ma non è mai stata la malattia a definirlo”, hanno detto i genitori a Il Corriere della Sera. Il ricordo della diagnosi nel 1998 è ancora vivo: “Siamo tornati a casa muti, impietriti. Progeria. Patologia che causa l’invecchiamento precoce. E chi aveva mai sentito una cosa del genere? Il pediatra ci aveva consigliato il test genetico perché non riusciva a dare un nome a tratti particolari e insoliti che aveva notato in Sammy. Avevamo già fatto tante altre analisi, ci siamo detti: facciamo anche questa. Eravamo tranquilli. E invece…”.
Quali sono le cose che mancano al figlio? “Gli abbracci. Avvolgenti come carezze. Lui salutava tutti con un abbraccio. E poi ci mancano le parole. Sammy con noi parlava, parlava, parlava”.
Poi ancora commozione. Nel testamenti spirituale Basso aveva scritto “un inno alla vita. Proprio com’era lui. Un passaggio dice: sono contento che domani il sole spunterà ancora. Poi il post scriptum: State tranquilli, tutto questo è solo sonno arretrato”.