“Se sono ridotti a pubblicare una foto del genere, significa che sono davvero disperati. Forse hanno sondaggi che danno il No ancora più avanti rispetto a quelli ufficiali, perché altrimenti nessuno scenderebbe a queste miserie. Dovrebbero vergognarsi“. Così a Dimartedì, su La7, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio commenta il fotomontaggio diffuso sui social dall’account ufficiale di Atreju in vista del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, in programma il 22 e 23 marzo. L’immagine ritrae un magistrato in toga mentre bacia una manifestante, accompagnata dalla didascalia: “Una relazione tossica per l’Italia”.
L’intento propagandistico di Fratelli d’Italia è evidente: rappresentare in modo metaforico una presunta “alleanza innaturale” tra una parte della magistratura e i movimenti di protesta, con un chiaro richiamo ai fatti di Torino.
Il direttore del Fatto ricorda però che quella toga appartiene alla stessa categoria che, nella lotta contro terrorismo e mafia, ha pagato un prezzo altissimo in vite umane. “Non limonavano con i terroristi — osserva — venivano uccisi da loro. Parlo dei terroristi rossi e neri, perché loro citano sempre solo metà del terrorismo e non l’altra”. Per Travaglio, quando si ricorre a “mezzucci” di questo tipo significa che si è in difficoltà: “Si tenta in tutti i modi di non far capire ai cittadini cosa contiene quella ‘schiforma’ che ci propongono”.
Nel corso della trasmissione viene poi mostrato un video in cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio afferma candidamente: “Chi controlla la magistratura? Poiché non esiste un potere senza controllo, è quello che noi cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale”.
Travaglio commenta richiamando la Costituzione, che definisce la magistratura “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. “Questo sogno di controllarla se lo deve scordare”, afferma, aggiungendo con ironia che al ministro “ogni tanto scappa la mano, come al dottor Stranamore”, lasciando trapelare ciò che, a suo dire, accadrebbe dopo l’approvazione della riforma.
Il sarcasmo si fa ancora più esplicito: “Io Nordio lo lascerei parlare dalla mattina alla sera, soprattutto da una certa ora del pomeriggio in poi: confessa sempre. Non serve intercettarlo, basta un microfono. È il miglior testimonial del No, anche se crede di fare propaganda per il Sì”.
Durante la trasmissione, in cui presenta il suo libro “Perché No” (Paper First), Travaglio torna nel merito della riforma: “Nordio ci ha già detto che vuole controllare la magistratura. E questo l’abbiamo capito benissimo. Separano il pm dal giudice, trasformano il pubblico ministero nell’avvocato dell’accusa e poi sostengono che, così, non può restare indipendente perché farebbe il ‘pappagallo’ della polizia. A quel punto dovrebbe dipendere dal governo, come le forze dell’ordine”.
E cita anche le parole di Tajani, secondo cui bisognerebbe sottrarre la polizia giudiziaria al pm: “Secondo il ministro degli Esteri, finché rispondono al pubblico ministero, poliziotti, carabinieri e finanzieri non avvisano quando indagano su di loro. Ma se dipendessero dal governo, quando un magistrato chiedesse a loro di indagare su un ministro, quest’ultimo verrebbe avvertito, così quei poliziotti fanno carriera”.
Travaglio conclude: “Se facciamo un concorso pubblico e ci passa davanti la fidanzata di un ministro, oggi facciamo la denuncia e il ministro viene indagato. Ma Nordio ci dice che con la riforma non succederà più. La domanda è: ma è una riforma che va contro i magistrati? No, è una riforma che va contro di noi cittadini“.