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Torsione autoritaria del governo davanti al malumore crescente: attenzione alle strumentalizzazioni

Per questo il governo Meloni mette in discussione il diritto a manifestare e lo stesso diritto alla libertà di pensiero e di insegnamento
Torsione autoritaria del governo davanti al malumore crescente: attenzione alle strumentalizzazioni
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Partiamo dal cretino che, dotato di martelletto, ha picchiato un celerino rimasto isolato dai suoi commilitoni. Episodio certamente deplorevole, ma sicuramente ingigantito dai media meloniani anche sulla base di immagini deliberatamente alterate col ricorso all’intelligenza artificiale.

Episodio che però sicuramente non va sottovalutato perché un movimento militante di massa, come quello orgogliosamente antifascista che è sceso in piazza sabato 31 gennaio a Torino, deve riuscire a neutralizzare qualche centinaio di violenti imbecilli, che scambiano le manifestazioni per gli stadi e assumono gli appartenenti alle Forze dell’Ordine come proprio nemico, perdendo di vista qualsiasi contesto politico più ampio, trasformando così una grande, legittima ed entusiasmante mobilitazione di piazza in un insulso corpo a corpo con poliziotti e carabinieri.

Non è chiaro chi siano in realtà costoro, quello che è certo è che vanno messi in condizione di non nuocere e abbiamo al riguardo un recente esempio da imitare nella manifestazione di Roma del 4 ottobre, quando l’autorganizzazione militante del corteo riuscì brillantemente a isolare e respingere quel solito centinaio di mentecatti abituati a sfogare in piazza le proprie frustrazioni giocando irresponsabilmente alla guerriglia urbana. Peraltro Roma è esemplare anche per l’accorta e intelligente gestione dell’ordine pubblico da parte delle autorità preposte (prefetto, questore, Digos). Non altrettanto può dirsi purtroppo per altre situazioni, come proprio quella torinese, laddove varie testimonianze evidenziano comportamenti incongrui e apparentemente irrazionali relativamente allo schieramento e alla condotta della forza, che suscitano gravi interrogativi.

Il problema ad ogni modo è soprattutto l’indegna strumentalizzazione politica di quanto è accaduto. Vanno condivise, al riguardo, le osservazioni formulate fra gli altri da Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di polizia: “La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo. Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale… Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell’Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa”.

È peraltro evidente a chiunque come i deplorevoli incidenti che hanno fatto seguito alla grande manifestazione di Torino cadano come il cacio sui maccheroni al governo Meloni, nel momento in cui quest’ultimo è impegnato fino allo spasimo per l’approvazione dell’ennesimo pacchetto sicurezza e soprattutto terrorizzato dal possibile prevalere del No al referendum sulla magistratura del 22 e 23 marzo.

La stessa Meloni è intervenuta nei giorni successivi ingiungendo ai giudici di procedere severamente nei confronti dei manifestanti e quindi togliendo di mezzo ogni dubbio sul vero scopo del referendum, trasformare i giudici indipendenti in una branca subordinata dell’Esecutivo.

La posta in gioco dell’attuale scontro politico e istituzionale è alta e non stupisce che, al di là dell’episodio di Torino, comincino a delinearsi veri e propri fenomeni di strategia della tensione, come gli attentati alle ferrovie. La buonanima Licio Gelli torna di attualità e non solo come ispiratore della “riforma” Nordio.

La torsione autoritaria in atto, che comprende in modo sempre più sfacciato vere e proprie pillole di fascismo cui assuefare progressivamente il corpo sociale, è la risposta del governo Meloni alle sue crescenti difficoltà e al discredito in aumento in tutti i settori dell’opinione pubblico. Il manganello di Piantedosi e il soffocamento dell’autonomia della magistratura, unitamente al progetto anticostituzionale del premierato, sono la risposta del governo delle destre al malumore crescente nel Paese contro riarmo, povertà in aumento, vergognoso allineamento ai delinquenti internazionali Trump e Netanyahu, mentre emergono ogni giorno nuove prove del genocidio del popolo palestinese tuttora in atto e di altri terribili crimini (vedi gli omicidi a sangue freddo perpetrati dai pretoriani di Trump ma anche la montagna di merda insanguinata che sta emergendo dagli Epstein files), progetti demenziali di grandi opere inutili e dannose (Ponte sullo Stretto, Tav, ecc.) e grandi eventi ambientalmente e socialmente devastanti come le Olimpiadi di Cortina.

Per questo il governo Meloni mette in discussione il diritto a manifestare e lo stesso diritto alla libertà di pensiero e di insegnamento, come dimostrato dal mostruoso disegno di legge Gasparri-Delrio, che vorrebbe santificare il governo genocida israeliano equiparando antisionismo ed antisemitismo.

Occorre avversare frontalmente questo tentativo che potrebbe risultare esiziale per le sorti della Costituzione repubblicana conquistata con il sangue dei partigiani antifascisti, costruendo una vera opposizione epurata una volta per tutte dai guerrafondai, filosionisti e sostenitori del sì referendario annidati nelle file del Pd, che questo partito deve cacciare al più presto senza se e senza ma. E soprattutto votando No al referendum del 22 e 23 marzo contro il governo Meloni e il suo tentativo di distruggere l’autonomia della magistratura, baluardo dello Stato di diritto e garanzia dei diritti.

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