“Ci ho provato, ho sognato, ho saltato”, il messaggio di Lindsey Vonn dall’ospedale. Sinner: “Ti penso”. Il padre della campionessa: “Carriera finita”
“Ci ho provato, ho sognato, ho saltato”. Dal letto dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso la campionessa Lindsey Vonn, infortunata dopo una paurosa caduta durante la discesa che ha visto trionfare una sua connazionale, scrive sui social un lungo, intenso messaggio per spiegare ai tifosi cosa è accaduto e cosa l’ha spinta e mettersi sugli sci con un ginocchio, già infortunato. A lei è arrivato il messaggio di un amico e un di campione, Jannik Sinner: “Ti penso”. Sullo sfondo, una foto che lo ritrae sulle piste insieme a Lindsey Vonn con cui ha anche sciato. Un messaggio semplice, intimo, ma potentissimo. Un pensiero rivolto a un’amica, prima ancora che a una campionessa, dopo la caduta che ha probabilmente chiuso per sempre una delle carriere più iconiche dello sci alpino.
Sinner e Vonn condividono molto più di un’amicizia occasionale. Il numero due del tennis mondiale conosce lo sci dall’interno: prima della racchetta, c’erano gli sci, le gare giovanili, le piste dell’Alto Adige. Una scelta di vita, quella di puntare tutto sul tennis, maturata quando il talento lo ha portato lontano, ma senza mai recidere il legame con la neve. “Sono molto amico di Lindsey Vonn. Direi che i più grandi atleti hanno molto coraggio“, aveva detto tempo fa, parole che oggi assumono un peso diverso, quasi profetico.
Quel coraggio Lindsey lo ha dimostrato fino all’ultimo. L’8 febbraio, sull’Olympia delle Tofane, ha deciso di gareggiare nonostante il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro fosse già completamente rotto dopo la caduta di Crans-Montana. Dodici secondi di gara, poi l’errore minimo, impercettibile: pochissimi centimetri. Tanto è bastato per cambiare tutto. Il braccio destro agganciato a un palo, la rotazione, la caduta violenta. L’elisoccorso, l’ospedale di Cortina, poi il trasferimento a Treviso. La diagnosi è devastante: frattura complessa della tibia e del femore della gamba già martoriata, più interventi chirurgici all’orizzonte, un lungo calvario.
Dal letto d’ospedale, la leggendaria sciatrice ha scelto di parlare con la stessa lucidità con cui ha sempre affrontato le discese più pericolose. Il suo messaggio non è un addio romantico né una favola a lieto fine. È vita vera. “Il mio sogno olimpico non è finito come lo avevo immaginato. Non è stata una favola, è stata semplicemente la vita”, scrive. Spiega che la caduta non ha nulla a che fare con il crociato, racconta il dettaglio tecnico che l’ha tradita, ma soprattutto rivendica la scelta di esserci stata. Nessun rimpianto, solo la consapevolezza di aver osato.
È forse questa la parte più potente del suo messaggio: l’invito a non arretrare di fronte al rischio. “Nello sci come nella vita si sogna, si ama, si salta. A volte si cade. Ma l’unico vero fallimento è non provarci”. Parole che suonano come un testamento sportivo ed esistenziale, pronunciate da chi sa che probabilmente non tornerà più su un cancelletto di partenza. A rendere tutto ancora più definitivo sono le dichiarazioni del padre, Alan Kildow. “Ha 41 anni, questa è la fine della sua carriera. Non ci saranno più gare di sci per Lindsey Vonn, finché avrò qualcosa da dire al riguardo”. Non è solo la voce di un padre preoccupato, ma quella di chi ha accompagnato una figlia per tutta la vita tra vittorie, infortuni, ritorni impossibili e cadute devastanti. Questa volta, la linea è tracciata. Nel mezzo, restano i gesti. I fiori inviati, i messaggi di affetto, e quel “ti penso” di Sinner che non ha bisogno di spiegazioni. È il linguaggio degli atleti, di chi sa cosa significa rischiare tutto per un sogno, di chi riconosce il valore del coraggio anche quando il risultato è una sconfitta. “Ci ho provato, ho sognato, ho saltato”.