Gaffe dell’europarlamentare della Lega, Susanna Ceccardi, durante la trasmissione L’aria che tira (La7), nel corso di un dibattito rovente sugli scontri di Torino e sul pugno duro invocato dal governo Meloni.
Il matematico Piergiorgio Odifreddi osserva: “Sembra adesso che questa maggioranza sia diventata gandhiana o russelliana, cosa che a me, tra l’altro, andrebbe benissimo. Ma si ricordassero almeno le loro origini. Gente come quella che ha Torino ha commesso quegli atti contro il poliziotto e che è andata anche oltre oggi sta nelle istituzioni. Sappiamo che il presidente del Senato faceva parte di gruppi di questo genere“.
Il primo a insorgere è il conduttore David Parenzo, seguito da Luigi Crespi, storico spin doctor di Silvio Berlusconi. Entrambi ribattono al matematico che La Russa non ha mai ammazzato nessuno. Odifreddi precisa: “Certo, non ha ammazzato nessuno, ma nel 1973 è stato considerato il mandante morale dell’omicidio di un poliziotto”. Per queste affermazioni, i legali del presidente del Senato hanno poi fatto sapere che Odifreddi verrà querelato.
Il riferimento del matematico era al “giovedì nero”, una manifestazione neofascista non autorizzata organizzata da militanti del Msi e del Fronte della Gioventù il 12 aprile 1973. All’epoca Ignazio La Russa, diciannovenne, era il responsabile milanese del Fronte della Gioventù e partecipò alla testa del corteo insieme ad altri dirigenti Msi. Durante gli scontri con la polizia, due militanti neofascisti lanciarono bombe a mano, una delle quali uccise l’agente di 22 anni Antonio Marino, ferendone gravemente altri.
Durante la bagarre in studio, protesta anche Susanna Ceccardi: “Infatti Mattarella ha dato l’incarico a un omicida. Ma di cosa sta parlando?”. La cantonata passa sotto silenzio, ma la leghista, non contenta, bissa il suo appunto: “Mattarella avrebbe dato l’incarico di presidente del Senato a uno che ha giustificato omicidi?“. Di tutti i protagonisti della gazzarra, l’unico a cui non sfugge lo scivolone dell’europarlamentare leghista è Odifreddi, il quale ricorda che il capo dello Stato non ha alcun ruolo diretto nell’elezione del presidente del Senato (né nomina, né voto, né veto), che invece è eletto direttamente dai senatori stessi, nell’Assemblea del Senato della Repubblica.