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Olimpiadi Milano-Cortina, il giorno è arrivato. Presto capiremo se i 2 miliardi impiegati sono stati spesi bene

Il 6 febbraio 2026 si alza il sipario sui XXV Giochi invernali dell’Era Moderna. Che si fosse in ritardo e che i soldi non bastassero mai lo si è capito presto
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Il grande giorno è arrivato. Adesso sapremo se i due miliardi di euro spesi saranno serviti a tradurre in pratica la più impegnativa dichiarazione sul fronte dei grandi eventi sportivi: “Saranno le Olimpiadi più belle, meno dispendiose e più sostenibili della storia!”. Lo stanno ripetendo quasi ogni giorno, da sette anni, replicando quello che era scritto nel dossier di candidatura presentato nel 2019 al Comitato Olimpico Internazionale. Il 6 febbraio 2026 si alza il sipario sui XXV Giochi invernali dell’Era Moderna, i quarti che di sputano in Italia dopo Cortina 1956, Roma 1960 (estivi), Torino 2006 e le ultime avvisaglie non sono confortanti.

Alcune opere sportive sono ancora inserite in un cantiere. È l’esempio dell’Arena Santa Giulia a Milano, dove gli operai erano al lavoro anche quando si sono disputate le finali del campionato italiano di Hockey, a metà gennaio, e stanno rifinendo l’impianto. A Cortina la nuova “Eugenio Monti”, per le gare di bob, skeleton e slittino, appare circondata da un cantiere, il cui impatto visivo negativo è stato reso tollerabile solo da una provvidenziale nevicata. Sul versante di Socrepes, la cabinovia pensata per portare gli spettatori alla sede delle gare di sci alpino femminile, è ancora un’incompiuta, con ricadute negative sul piano del traffico e la richiesta di chiudere le scuole.

Con queste premesse, il lavoro complicatissimo preparato da Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore presieduto da Giovanni Malagò, diventa il primo osservato speciale. È questa struttura che sta spendendo 2 miliardi di euro per i servizi e le opere non definitive del Circo Bianco, da Milano alla Valtellina, da Verona a Cortina d’Ampezzo, da Tesero, a Predazzo ed Anterselva. I lettori di questo blog e del libro Una montagna di soldi che ho scritto per Paper First sanno che l’aspetto organizzativo dell’avventura olimpica ha assorbito una quantità enorme di risorse economiche. Al punto che la promessa (“Saranno a costo zero”) è stata platealmente smentita. Era previsto un budget di 1,4 miliardi di euro, tutto con soldi privati, grazie alle entrate dal broadcasting per i diritti televisivi, dagli sponsor globali attraverso il Cio, dagli sponsor nazionali, dai biglietti e dal merchandising per quanto riguarda gli incassi diretti del Comitato organizzatore.

In realtà a giugno 2025 l’Italia ha scoperto, da un decreto del Consiglio dei ministri, che servivano altri 387 milioni di euro perché le spese erano cresciute o le entrate di Fondazione Milano Cortina erano state insufficienti. Ecco spuntare platealmente un finanziamento pubblico, simulato come aiuto per le Paralimpiadi, che poi sono (dovrebbero essere) l’altra faccia della stessa medaglia olimpica, con lo stesso bilancio. In questo caso, per giustificare la prebenda di Stato si è perfino nominato in pieno agosto 2025 – sei anni dopo l’avvio dell’organizzazione – un commissario straordinario paralimpico.

La lunga strada delle Olimpiadi è lastricata di progetti e polemiche, colpi bassi della politica e inciampi. La cronistoria ne racconta in sintesi le vicissitudini. La candidatura Milano-Cortina 2026 è stata presentata l’11 gennaio 2019. Il 24 giugno successivo il Cio ha scelto l’Italia al posto della Svezia, ed è stato firmato l’Host City Contract, che detta le ferree regole imposte dal Comitato Olimpico Internazionale. Il 27 agosto il Comitato organizzatore si è messo al lavoro e a novembre è stato indicato il primo amministratore delegato, Vincenzo Novari, mentre presidente è stato nominato Giovanni Malagò. La costituzione di Fondazione è avvenuta il 9 dicembre 2019, con soci pubblici e capitale interamente versato da parte degli stessi. La Legge Olimpica porta la data dell’11 marzo 2020.

Nell’estate 2022 Novari è stato sfiduciato dalla politica, a partire dai presidenti di Lombardia e Veneto. La resa dei conti ha avuto sullo sfondo il cambio di governo (in carica c’era Mario Draghi) e le elezioni anticipate che nel settembre hanno portato a Palazzo Chigi Giorgia Meloni. Andrea Abodi, ministro dello Sport, ha sostituito Novari con Andrea Varnier.

Che si fosse in ritardo e che i soldi non bastassero mai lo si capisce presto. Nel 2023 il faraonico consiglio di amministrazione di 26 componenti viene ridotto a 14, mentre la presidenza del Consiglio si è messa direttamente in gioco. Durante l’anno si è raggiunto il punto di frizione più acuto tra Fondazione e Simico: la prima ha accusato la seconda di non essere riuscita a trovare i costruttori della pista da bob di Cortina, con il rischio che le Olimpiadi italiane saltassero. Intanto il Comitato organizzatore ha subito lo smacco degli ambientalisti (13 settembre 2023) che hanno abbandonano il tavolo di confronto aperto perché inconcludente. Il giorno nero di Malagò è stato quando ha annunciato, il 16 ottobre 2023, che l’impianto di bob non sarebbe stato costruito in Italia. Bisognava andare all’estero, in un impianto già esistente. Solo l’ostinazione del governatore veneto Luca Zaia e del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha avviato un progetto light, favorito dalle deroghe del Cio.

Il 2024 è stato l’anno delle inchieste a carico di Fondazione, con sette indagati per turbativa d’asta. La disfida è finita all’esame della Corte Costituzionale, che dovrà stabilire se Fondazione è un ente di natura privatistica o pubblica, e se fu legittimo l’intervento del governo Meloni che deliberò in tal senso nel giugno 2024, tagliando le gambe ai pubblici ministeri di Milano. Un altro filone – assunzioni di raccomandati della politica – è finito su un binario morto perché l’ipotizzabile reato di abuso d’ufficio è stato cancellato con voto del Parlamento. Come non bastasse, i dossier relativi a Stadio San Siro, Arena Santa Giulia e Villaggio Olimpico allo scalo di Porta Romana, sono finiti nell’inchiesta meneghina su “grattacieli” e sviluppo urbanistico.

Mentre i bilanci boccheggiano, nel giugno 2025 Fondazione ha ricevuto il regalo da 387 milioni di euro dal governo. Poi ha chiesto garanzie alle Regioni Lombardia e Veneto per ottenere un prestito bancario da 160 milioni di euro. Nelle ultime settimane il Pirellone ha aggiunto un prestito di 5 milioni di euro… Dal 6 febbraio cominceremo a capire se questa montagna di soldi sia servita almeno ad evitare all’Italia figuracce olimpiche.

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