Dall’isola di Mompracem alla Riviera ligure: Can Yaman sbarca a “Sanremo 2026”. L’attore turco sarà il co-conduttore della prima serata del Festival martedì 24 febbraio, affiancherà Laura Pausini e Carlo Conti. Proprio il direttore artistico in un post pubblicato sul suo profilo Instagram aveva lanciato un importante indizio con un fotomontaggio dove appariva vestito da “Sandokan” e un breve messaggio “Co-co”.
L’ufficialità è arrivata poche ore dopo, prima con una nota stampa e poi al Tg1 delle 20: “C’è una sfida lì con CarloCan, vediamo dovrei venire con la mia spada. Sono molto contento perché so che è molto importante per gli italiani, qualsiasi cosa che mi avvicina alla cultura italiana mi fa felice”, le prime parole di Yaman che si aggiunge alla lista dei conduttori, con la presenza di Achille Lauro prevista nella seconda serata in onda martedì 25 febbraio.
Can Yaman, 36 anni, è diventato noto in Italia grazie alle soap turche in onda su Canale 5 dove, successivamente ha recitato, per due stagioni, in “Viola come il mare” con Francesca Chillemi. Nei mesi scorsi l’exploit in Rai con il ruolo da protagonista in “Sandokan” che avrà una seconda stagione. L’invito all’edizione 2026 coincide con i 50 anni dal primo Sandokan interpretato da Kabir Bedi.
Nelle scorse settimane era stato coinvolto in una triste vicenda, era circolata la notizia di un suo arresto in Turchia nell’ambito di un’operazione antidroga nei locali notturni, l’attore era stato rilasciato poche ore dopo. “Voglio precisare che non c’è stato nessun arresto”, ha dichiarato Can nei giorni scorsi al magazine americano “No Intervals”.
“È un locale dove vado sempre. È un posto dove le persone mi conoscono, faccio tante foto, non è una novità che io sia lì. Faccio cinquecento foto, giorno e notte. Quindi sapevano che ero lì e quello era un normale controllo di routine”, aveva detto Yaman. Per poi ricostruire quanto accaduto: “La polizia arriva, settantacinque agenti perquisiscono tutti e non trovano niente, mi hanno fermato perché sono famoso. Loro fanno quello, devono controllare. È la loro procedura. Non so perché lo abbiano fatto ma non hanno trovato niente su di me. Il che è normale. E poi mi hanno lasciato andare in pochissimo tempo”.
Can Yaman aveva assicurato di aver collaborato con la polizia fin dal primo momento: “Ho fatto dei test, ho collaborato con loro, gli ho dato subito il mio telefono, la password per accedere e tutto il resto. Loro hanno controllato, mi hanno prelevato un campione di capelli. Mi hanno prelevato il sangue per il test. E poi mi hanno lasciato andare quindi ero libero di andare dove volevo. Sono tornato in Italia il giorno dopo ed era tutto normale”.
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