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“In ufficio a Francoforte su 300 sono l’unico italiano. La qualità di vita è imparagonabile rispetto all’Italia e qui tutti fanno sport”

Davide Manco ha 28 anni, è laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e da quasi due anni vive in Germania, dove lavora per una grande società di consulenza strategica. “Mi sembrava impossibile. Meno dell’1% dei candidati riesce a entrare”. Ecco come ce l'ha fatta
“In ufficio a Francoforte su 300 sono l’unico italiano. La qualità di vita è imparagonabile rispetto all’Italia e qui tutti fanno sport”
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Quando Davide entra negli uffici di Boston Consulting Group a Francoforte è come se si trovasse allo stesso tempo a New York, in Costa Rica, o in India. Lavora con persone da tutto il mondo. Gli italiani non ci sono. “Siamo in 300 in ufficio e io sono l’unico”, racconta. Non lo dice con amarezza, ma con orgoglio. Davide Manco ha 28 anni, è laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e da quasi due anni vive in Germania. Il primo contatto con il mondo della finanza arriva quasi per caso. Durante la triennale viene selezionato per un viaggio a Londra nelle sedi delle grandi banche d’investimento. “Non sapevo nemmeno cosa fossero le bulge brackets (banche d’investimento multinazionali, ndr)”, ammette a ilfattoquotidiano.it. Poi entra nel palazzo di Morgan Stanley: un marmo retroilluminato e una marea di persone con la cravatta lo conquistano. “Capii che avrei voluto lavorare in un posto simile”. Da lì la scelta della magistrale in Financial Engineering, interamente in inglese, e una serie di esperienze all’estero per imparare la lingua.

La prima è a Londra, a fare qualsiasi lavoro capiti. “Mi diedero una scopa in mano e mi dissero: ‘Comincia a pulire’. Non mi è pesato, anzi: lì ho capito che non volevo restare in Italia”. Poi il sud dell’Inghilterra e quindi Parigi, per uno scambio universitario. Rientrato a Milano, Davide accelera: finisce gli esami in anticipo, lavora a una dissertation (una sorta di tesi/pubblicazione) e collabora con una professoressa di investment banking. È il primo vero ingresso nel mondo finanziario. Il giorno dopo la laurea ha già un contratto in una piccola boutique di investment banking con l’ufficio davanti al Duomo di Milano. “Dalle finestre vedevo proprio gli uffici di Boston Consulting Group. È buffo pensarci oggi”.

Il passo successivo è Deutsche Bank, grazie a un graduate program in wealth management. Qui Davide inizia a gestire patrimoni di persone dal valore di almeno 5 milioni di euro. Viaggia in Italia e nel Nord Europa, seleziona titoli, costruisce portafogli, lavora con family office del lusso e della moda italiana. “All’inizio avevo paura, poi mi sono abituato. Pino piano, ho imparato a gestire grandi masse economiche”. Il Politecnico, dice, gli ha dato una base solida. Ma i limiti del sistema italiano, a un certo punto, emergono: “Mi sono reso conto che, dal punto di vista della carriera e dello stipendio, in Italia le possibilità erano molto ridotte. Gli aumenti erano lenti, il costo della vita a Milano altissimo. Le grandi banche d’investimento pagano 1.800/2.000 euro al mese. Una stanza può costare 1.200 euro. Rimane poco per vivere”.

L’occasione arriva quasi per caso, su LinkedIn: una posizione aperta in Boston Consulting Group, area wealth management, a Francoforte. Davide si candida senza grandi speranze: “Mi sembrava impossibile. Meno dell’1% dei candidati riesce a entrare”. Nel mezzo, un intervento delicato alla colonna vertebrale. “Mi chiamano una settimana prima dell’intervento. Chiedo di anticipare il colloquio. Avevo cinque giorni per ripassare tutto ciò che sapevo”. L’operazione ha esito positivo, ma nella testa di Davide un po’ di riposo non è contemplato: dal letto d’ospedale continua a studiare. “Dissi a mia mamma di portarmi le slide di cui avevo bisogno. Non potevo lasciarmi scappare questa opportunità: era un treno che passa una volta nella vita”. In tre settimane arriva l’offerta. “Due mesi dopo ero su un Flixbus per Francoforte, zoppicando, a cercare casa”. Da allora la sua vita cambia radicalmente. “Il primo mese mi dissero che dovevo andare ad Amburgo, Berlino, Monaco e Parigi. In un anno ho preso una trentina di voli”.

Viaggi continui, progetti internazionali, riunioni con CEO di banche globali. Ma, del suo lavoro, è la multiculturalità uno degli aspetti che ama di più: “Capisci davvero cosa significa avere a che fare con culture e usanze diverse. È una cosa che non puoi spiegare se non la vivi”. E la qualità della vita in Germania, racconta, non è paragonabile a quella in Italia: “I salari in Germania sono in media almeno il 55% più alti. L’affitto pesa circa il 30% dello stipendio”. La sanità è un altro punto chiave. Dopo l’intervento, Davide deve fare risonanze e Tac. “In Italia ci avrei messo cinque mesi. Qui ho solo aperto un’app: appuntamento dopo due giorni e referto subito consegnato su un QR Code”. Trasporti pubblici, sport, welfare aziendale: tutto contribuisce a una qualità della vita che in Italia non aveva. “Qui lo sport è una cosa culturale. Le aziende ti pagano l’abbonamento per avere accesso a tutte le palestre della città. Non esiste qualcuno che non faccia attività fisica”. Dell’Italia però gli mancano la famiglia, gli amici, il calore umano. Ma non il lavoro. “Non c’è nulla che mi abbia fatto rivalutare l’Italia dal punto di vista professionale. È un Paese ancora troppo legato alla seniority, mentre qui in Germania hai la possibilità di interfacciarti con tutti senza troppe formalità. Non mi sento però ‘uno che è scappato’. Ho solo colto un’opportunità”. E non si vede rientrare a breve. “Mi sento italiano, ma prima ancora sono cittadino europeo, se non del mondo. I confini non mi appartengono. Sono interessato solo alla voglia di vivere”.

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