Chissà se i gioielli rubati al Louvre lo scorso ottobre verranno mai ritrovati davvero. Intanto, alla Couture Week, sono tornati sotto i riflettori. Non perchè siano stati finalmente recuperati, ma perché qualcuno li ha indossati in prima fila alla sfilata Schiaparelli Haute Couture primavera-estate 2026. Delle repliche dichiarate, ostentate e volutamente più opulente degli originali. È il colpo di genio firmato Daniel Roseberry, direttore creativo della maison, che ha trasformato una delle rapine più clamorose degli ultimi anni in un gesto di moda consapevole e spettacolare, portando in scena reinterpretazioni dei gioielli appartenuti all’imperatrice Eugénie.
A indossarli è stata Teyana Taylor, attrice nominata agli Oscar 2026, ospite dello show: una tiara di perle e diamanti e il grande fiocco gioiello da corsage, ispirati ai preziosi sottratti dal Louvre il 19 ottobre. Roseberry ha raccontato a Vanity Fair che l’idea è nata pochi giorni dopo il furto: “Stavo tornando a casa a piedi dall’ufficio e ho pensato: non sarebbe bello reimmaginare quei gioielli?“. Non un’operazione nostalgica, né un esercizio museale, ma un preciso colpo di teatro proprio del mondo della couture, quell’angolo di moda in cui ancora oggi tutto – o quasi – è possibile grazie alla maestria artigianale.
La collezione: tra agonia ed estasi
Intitolata “L’agonia e l’estasi”, la collezione nasce da una visita improvvisata alla Cappella Sistina, durante un ritiro creativo fuori Roma. Roseberry racconta di essere stato colpito dal contrasto tra il rigore narrativo delle pareti e la vertigine emotiva del soffitto michelangiolesco. “Ho smesso di pensare a come qualcosa dovrebbe apparire e ho iniziato a pensare a come mi sento mentre la creo”, spiega. È questo il battito emotivo della stagione. Il tormento è nella struttura, nel rigore quasi ecclesiastico dei tagli; l’estasi è la libertà dei colori: rosa, blu zafferano e tinte da uccelli del paradiso.
In passerella, il rigore strutturale della couture convive con esplosioni di colore e forma. Code di scorpione, denti di serpente, bustier che sembrano armature velenose aprono il racconto. Poi, improvvisamente, il cielo: uccelli in volo, colori da paradiso – rosa, blu, zafferano – e volumi che si espandono come fuochi d’artificio. Le silhouette si muovono tra controllo e liberazione: bustier con denti di serpente, code di scorpione che emergono dalle schiene, archetipi dell’alta moda ibridati con un immaginario velenoso e mitologico. Le “infantas terribles”, come le chiama Roseberry, diventano le eroine della stagione. Ogni look ha un nome, un gancio narrativo. Isabella Blowfish è un tailleur-gonna gonfio di tulle e organza, spolverato di cristalli nei colori del pesce palla. Le piume, vere o in trompe-l’œil, vengono dipinte, aerografate, immerse in resina e cristalli. Il pizzo è lavorato come un bassorilievo, tridimensionale. Ogni uscita introduce una tecnica nuova, una prova ulteriore per gli atelier Schiaparelli. Gli accessori – teste d’uccello, occhi in cabochon di perla, becchi in resina – dialogano con l’eredità surrealista di Elsa Schiaparelli: l’animalità, l’anatomia, il buco della serratura come portale simbolico verso altri mondi. “Non è calcolato”, dice Roseberry. “C’è un’alchimia reale tra me e la maison”.
In un tempo ossessionato dalla replica e dalla velocità, Roseberry ribadisce una verità semplice e radicale: la couture non serve alla vita quotidiana. Serve a qualcos’altro: “Moltissime persone mi chiedono quale sia il senso della couture”, conclude. “Non è creare abiti per la vita quotidiana. Per me è un modo per liberare l’immaginazione. La couture è un invito: smetti di pensare, ti dice. È il momento di sentire. Devi solo guardare in alto”. Il parterre lunedì è stato quello delle grandi occasioni: in prima fila siedono Carla Bruni, Demi Moore, Teyana Taylor appunto, Chiara Ferragni, Lauren Sánchez con Jeff Bezos. Teyana Taylor arriva avvolta in un abito di pizzo con cappotto smoking longilineo e una corona di perle, Demi Moore sceglie un look maculato scintillante.
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