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Niscemi, la Protezione civile: “La frana è più grande di quella del Vajont. La zona rossa si allarga verso il centro città”

Il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano avvisa che il movimento franoso è attivo: "Mossi 350 milioni di metri cubi di terra. Ad oggi 1.276 cittadini evacuati, molti non potranno tornare"
Niscemi, la Protezione civile: “La frana è più grande di quella del Vajont. La zona rossa si allarga verso il centro città”
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La frana di Niscemi è più grande di quella del disastro del Vajont ed è ancora attiva. La situazione di emergenza che sta vivendo il paese siciliano assume proporzioni meglio comprensibili con un confronto chiaro, che arriva direttamente dalla Protezione civile: “Do soltanto un dato che riesce a dare la cifra. In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni”, ha detto il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano riferendosi alla frana del monte Toc che finì nella diga friulana innescando un’esondazione che travolse e cancellò diversi paesi provocando 1.917 morti e 1.300 dispersi, oltre a danni per 900 miliardi di lire dell’epoca.

“Tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”, ha rimarcato il capo della Protezione civile a Sky Tg24. E non è finita: “La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro cittadino – ha aggiunto Ciciliano – Questa fascia di rispetto di carattere precauzionale arretra ogni qual volta il coronamento della frana entra dentro la città”. Da parte sua è arrivata comunque una rassicurazione momentanea: i cittadini fuori dalla zona rossa non dovranno lasciare le proprie case. “Il centro di Niscemi, anche se costruito sulla piana, è assolutamente in zona sicura – ha specificato – Quello che si sta facendo adesso è il ripristino della distribuzione del gas che per motivi di sicurezza era stata interrotta”.

Al momento, la zona rossa di 150 metri ha comportato l’evacuazione di 500 famiglie per un totale di 1.276 cittadini. È già certo che non tutti potranno fare rientro nelle abitazioni: “All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”. Queste ultime, ha rimarcato Ciciliano, “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola”. Motivo per il quale, ha detto ancora il capo della Protezione civile, “già adesso è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene perché è necessario che i cittadini partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città”.

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