Tra pochi giorni Nicola Carraro compirà 84 anni. Un traguardo che, come racconta in un’intervista al settimanale Chi, arriva dopo quello che definisce senza esitazioni “l’anno più brutto della mia vita”. Ricoveri, interventi, una lunga degenza ospedaliera e il rischio concreto di non farcela. Oggi, però, Carraro parla di una vera ripartenza, resa possibile anche dal sostegno costante della moglie Mara Venier, che sta già organizzando una festa per celebrare non solo il compleanno, ma una rinascita personale.
La schiena e la sedia a rotelle
Il racconto parte dal 2025 e da un incidente serio alla schiena: “Nel 2025 mi sono spaccato la schiena, sono finito sulla sedia a rotelle”, spiega Carraro a Chi. Una condizione che sembrava destinata a durare, finché un incontro casuale non ha cambiato il corso delle cose. “Per fortuna incontriamo Luca Zaia, che conosce bene Mara, e mi dice: andate a Treviso, lì c’è il migliore specialista per la schiena, Altin Stafa”. Carraro viene indirizzato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, una struttura pubblica che definisce “pazzesca”. Qui, racconta, il professor Stafa interviene con un macchinario specifico: “Nel giro di dieci minuti mi rimette in piedi. Torno a Milano, cammino, faccio fisioterapia”. Sembrava l’inizio della ripresa definitiva, ma il peggio doveva ancora arrivare.
La pancreatite e il ricovero al San Raffaele
Dopo aver intrapreso una cura dimagrante, prescritta per aiutarlo a camminare meglio, Carraro accusa un malore improvviso. “Una sera comincio a stare male, pancreatite acuta. E meno male che Mara c’è”, racconta. La situazione è critica: “In ospedale le dicono che sono in fin di vita. Sa che io non ho avuto questa impressione? Comunque, anche se avevo 40 di pressione, mi salvano”. Carraro collega direttamente la pancreatite al farmaco dimagrante assunto su indicazione medica: “Un medico mi aveva prescritto un farmaco per perdere peso – il che serviva per farmi camminare meglio – quel farmaco mi ha fatto venire la pancreatite. E il San Raffaele era pieno di casi così”. Il ricovero dura tre settimane, un periodo che lui definisce l’inizio del vero calvario: “Tre settimane ricoverato. Con Mara che faceva avanti e indietro da Roma”.
“Sono state la forza e la vicinanza di Mara”
Nel racconto affidato a Chi, Carraro attribuisce un ruolo decisivo alla moglie. “Sono state la sua forza di volontà e la sua vicinanza che mi hanno fatto lottare”, dice. Dopo l’uscita dall’ospedale, prima dell’estate, la situazione resta complicata: “Non camminavo più di nuovo”. Ma c’è una promessa che diventa un obiettivo concreto: “L’ho guardata negli occhi e… ora questo compleanno lo farò in piedi”. Parlando del loro rapporto, Carraro torna anche all’inizio della storia con Venier, nata nel 2000 dopo una paparazzata che fece scalpore. “È una donna straordinaria – racconta – ma lo sapevo da prima di incontrarla, tutti mi parlavano di lei”. Un legame che oggi appare ancora più saldo dopo la prova della malattia.