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“Quando mia mamma veniva a prendermi a scuola le facevano cori da stadio, l’ho colpevolizzata ma poi ho capito. Quando è morta mia nonna ho visto tutta la sua fragilità”: parla Francesco Oppini, figlio di Alba Parietti

Commentatore sportivo, opinionista tv ma anche socio in una concessionaria di automobili, Oppini si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera

di Redazione FqMagazine
“Quando mia mamma veniva a prendermi a scuola le facevano cori da stadio, l’ho colpevolizzata ma poi ho capito. Quando è morta mia nonna ho visto tutta la sua fragilità”: parla Francesco Oppini, figlio di Alba Parietti

Il primo ricordo di sua madre è lei che “ha 21 anni e mi tiene in braccio nella cascina dei nonni materni a Costermano sul Garda, dove trascorrevo ogni estate: ce l’ho tatuata, vede?”: così Francesco Oppini racconta al Corriere della Sera del rapporto con la sua mamma, Alba Parietti. Un rapporto forte, fatto anche di tante telefonate. Quante? “Troppe. Soprattutto per il nulla. Così succede che alla quinta, che è davvero importante, io non rispondo”. Dal papà, Franco Oppini, dice di avere imparato “la disponibilità, la bontà e la permalosità”, mentre dalla mamma Alba “l’etica e il rinfacciare le cose”. Da tutti e due “l’educazione”. Ma com’è stato vivere, da piccolo, il successo di Parietti? “Alle elementari e alle medie fui parecchio bullizzato. Non volevo che mi venisse a prendere a scuola, perché magari arrivava da una trasmissione tv super tirata, truccata, con tacchi vertiginosi, la pelliccia, ed erano cori da stadio. Quando uscì il Macellaio fu un disastro“. E quel film, Francesco Oppini lo ha visto anni dopo, quando lui di anni ne aveva 28, pensando: “tutto ‘sto casino per niente? I miei compagni erano proprio dei cretini”.

Ma con sua mamma Alba non ne parlò: “(…) sbagliai, perché la colpevolizzai. Ma negli ultimi anni ho seguito un percorso con lo psicologo che mi ha fatto capire tante cose. Il Grande Fratello mi ha aiutato”. Del reality parla come di un modo per togliersi di dosso “l’etichetta di ‘figlio di’” e degli ex di Alba racconta di essersi affezionato molto a “Giuseppe Lanza di Scalea. Mi è stato vicino in tanti momenti: dalla perdita delle nonne alla morte della mia fidanzata Luana in un incidente stradale, nel 2006. Era riservato, educato, il classico Gattopardo. È mancato mentre ero al Grande Fratello, prima lo sentivo tutti i giorni. Quando sono uscito, visto che mia madre non lo nominava chiesi di lui e lei scoppiò a piangere. Io a ruota”.

La morte della fidanzata superata con l’aiuto dei “Pink Floyd, più degli psicofarmaci. E il lavoro: per sei mesi in Bmw feci risultati record” (oltre a essere opinionista e commentatore sportivo in tv, Oppini è socio in una concessionaria a Biassono, in Brianza, ndr). Tornando al rapporto con mamma Alba Parietti, dice che per lei è stato più un fratello che un figlio e aggiunge, “anche un fidanzato ma, sottolinea, nessun complesso di Edipo: “(…) a volte mi scambia per il fidanzato: si offende se non riesco ad andarla a prendere alla stazione… Quando mi sfogo con mio padre, lui scherza: ‘Io ho divorziato, tu non puoi!’“.

Poi ci sono gli incontri, dal padrino Jerry Calà, alle persone che frequenta da sempre a casa, come Umberto Smaila, Barbara D’Urso, Mara Venier e ancora, gli aneddoti, come quando incontrò Paolo Villaggio a Cortina (“Ma un minuto dopo l’emozione passò: non era Fantozzi”) o quando il fratello di Michael Jackson, Randy, andò a prenderlo a scuola: “I miei lo avevano conosciuto a New York. Era a Milano per lavoro e mi portò in dono una coppola in pelle. La indossai a scuola, spiegando che me l’aveva regalata lui, ma la mia prof di inglese non ci credette. Poi quando lo vide all’uscita restò di sasso”. Mamma Alba Parietti si è molto arrabbiata quando “rischiai la stessa sorte del figlio di Simona Ventura (è stato ferito davanti a una nota discoteca milanese, ndr), fuori da un locale. Erano le 4 del mattino, lei mi aveva chiamato per sapere dove fossi, ma aveva risposto un mio amico dicendo che ero con i poliziotti. Arrivò come un fulmine con le pantofole pelose. E sbraitò come se non avessi 28 anni”. Il ricordo più bello? “Non so se è bello, ma è il più intenso. È quando è mancata mia nonna, a Torino. Per la prima volta vidi tutta la fragilità della donna indistruttibile che fingeva di essere”.

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