“Un anno e mezzo fa pesavo 110 chili, ho dovuto mettere tre stent coronarici. Mi sentivo sempre stanco, fuori forma”. Parte da qui il racconto di Claudio Sadler, storico chef milanese, che in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato perché ha deciso di iniziare una terapia con tirzepatide, il farmaco utilizzato per la gestione del peso. Oggi pesa 90 chili: “Ho perso 20 chili in un anno. Ora sono stabile e mi sento molto meglio”.
Sadler, che compirà 70 anni il prossimo giugno, è uno dei nomi centrali della ristorazione milanese: la prima stella Michelin nel 1991 all’“Osteria di Porta Cicca”, oggi il ristorante stellato “Sadler” a Casa Baglioni, in Brera, e una lunga carriera che gli è valsa anche l’Ambrogino d’Oro nel 2018. Attualmente trascorre gran parte del suo tempo nello spazio Incontri in via Sforza, dedicato a corsi di cucina, eventi e divulgazione gastronomica. Alla base della scelta terapeutica, spiega lo chef, c’è una dinamica comune a molti colleghi: “Pensavo sempre al cibo, volevo assaggiare tutto quello che vedevo. Per uno con il mio lavoro era facile ingrassare: mi sono trovato a 110 chili senza accorgermene”. Oltre al peso, erano comparsi anche problemi metabolici: “Cominciavo ad avere problemi di colesterolo”. La svolta arriva dopo l’intervento cardiaco. Sadler inizia la cura con tirzepatide sotto controllo medico: “Sono seguito da un endocrinologo e da una cardiologa”. Il farmaco, racconta, ha avuto un effetto immediato sul rapporto con il cibo: “Ti toglie il desiderio continuo. All’inizio mangiare ti dà proprio fastidio, poi pian piano il corpo si abitua”.
Oggi lo chef non parla di rinunce drastiche, ma di quantità diverse: “Mangio di tutto, ma in quantità molto ridotte rispetto a prima”. La perdita di peso è stata rapida nella fase iniziale: “Prima perdevo anche un chilo e mezzo a settimana”, poi è arrivata la stabilizzazione. Alla domanda se dovrà interrompere la terapia, Sadler risponde con cautela: “Per ora no, il medico dice che posso andare avanti”. E non nasconde di non avere fretta di smettere: “Non ho nessuna intenzione di interrompere adesso. In questi mesi ho comunque migliorato la mia alimentazione: oltre a mangiare meno, mangio più leggero”.
La cura ha un costo significativo: “Circa 100 euro a settimana, 400 euro al mese. Però per la salute li spendo volentieri”. Un investimento che Sadler considera giustificato dai benefici ottenuti. Nel mondo della ristorazione, soprattutto all’estero, alcuni locali hanno iniziato a ridurre le porzioni per andare incontro ai clienti che assumono farmaci dimagranti. Sadler, però, non pensa di cambiare il suo approccio: “Non sono mai stato un fan delle cavalcate infinite. Il mio menu ha cinque portate, per me il numero perfetto”. A suo avviso, anche chi è in terapia non ha bisogno di piatti più piccoli: “Semplicemente mangia quello che si sente, senza strafare”. A Milano, farmaci come tirzepatide o semaglutide sono spesso usati con discrezione. Sadler ha scelto invece di parlarne apertamente: “Sì, l’ho detto. Non ho niente da nascondere”. E conclude con una motivazione chiara: “Se quello che ho fatto io può ispirare qualcuno, ben venga”.