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“L’ho ammazzato io”, i messaggi che hanno incastrato il presunto killer di Giovanni Musu

Decisivi i messaggi inviati alla compagna e le immagini delle telecamere che l'hanno inquadrato con addosso degli indumenti ritrovati nelle perquisizioni
“L’ho ammazzato io”, i messaggi che hanno incastrato il presunto killer di Giovanni Musu
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Svolta sull’omicidio di Giovanni Musu, il 53enne accoltellato 13 volte e dato alle fiamme nella notte del 16 gennaio nella città sarda di Carbonia. Per l’omicidio dell’uomo erano indagati Marco Atzeni, 50 anni, e William Serra, 38 anni. Entrambi pregiudicati, è stato proprio quest’ultimo a finire in manette nel pomeriggio di lunedì. Serra è accusato di omicidio volontario ed è attualmente detenuto nel carcere di Uta, vicino Cagliari, assistito dall’avvocato Fabio Basile. La sua casa è stata perquisita e, al momento, non sono state rese note le posizioni dell’indagato sull’accaduto.

A incastrare l’uomo sarebbero stati i messaggi inviati alla compagna e le riprese delle telecamere, elementi centrali delle indagini. Poco dopo l’assassinio, Serra ha inviato alla donna alcuni sms in cui confessava il delitto scrivendo: “L’ho ammazzato io”. I carabinieri della compagnia di Carbonia e il Nucleo investigativo del comando provinciale hanno ricostruito il delitto utilizzando le immagini delle telecamere e le testimonianze raccolte.

Secondo gli investigatori, la vittima è stata attirata nel parco con una scusa riguardante l’acquisto di alcuni stupefacenti. Una volta arrivato, Musu è stato aggredito con almeno 13 coltellate (numero riportato dall’autopsia). I fendenti hanno colpito organi vitali e sul cadavere è stata ritrovata una profonda ferita alla gola. Dopo l’omicidio, Serra ha inoltre preso il cellulare e il portafoglio della vittima, tentando poi, senza successo, di incendiarne il corpo utilizzando una busta di rifiuti.

L’arresto è arrivato dopo gli accertamenti sulle tracce trovate nel parco Colle di Rosmarino e nell’abitazione del sospettato. Tra queste: i vestiti della vittima, anche parzialmente bruciati, frammenti della carta d’identità in parte distrutta, due siringhe trovate nel prato, impronte e fazzoletti con sangue. Sono attese inoltre le analisi informatiche sui dispositivi sequestrati. A queste verifiche prenderà parte il dottor Gabriele Pitzianti, consulente nominato dall’avvocato difensore di Serra.

Un indizio importante è emerso dalle perquisizioni in casa di Serra. Sono stati infatti ritrovati gli indumenti indossati dall’uomo la notte del delitto e ripresi dalle telecamere dopo l’omicidio. I vestiti erano anche sporchi di sangue. L’avvocato Fabio Basile ha commentato così l’arresto ai giornalisti dell’Ansa: “Mi riservo di vedere gli atti, intendo analizzarli e parlare approfonditamente con il mio assistito nei prossimi giorni, poi decideremo come procedere”.

In un primo momento si era ipotizzato che l’omicidio potesse essere attribuito a Marco Atzeni, poiché presente nel parco al momento dei fatti. Tuttavia, ulteriori indagini hanno evidenziato la sua totale estraneità. Atzeni si sarebbe trovato nell’area, come gli altri, per questioni legate all’acquisto e al consumo di droga e non avrebbe avuto alcun ruolo nella morte di Musu. Nonostante ciò, secondo quanto emerso, Serra avrebbe tentato di coinvolgerlo durante gli interrogatori. Secondo il giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Serra sarebbe un soggetto pericoloso, con una concreta capacità di reiterare il reato.

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