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Davide Lionello muore travolto dalla metro a Roma, la rabbia della sorella: “Era appena uscito dalla clinica dove era in cura, una tragedia evitabile”

La tragedia alla fermata Subaugusta della linea A. L’ipotesi è quella di un gesto volontario

di Redazione FqMagazine
Davide Lionello muore travolto dalla metro a Roma, la rabbia della sorella: “Era appena uscito dalla clinica dove era in cura, una tragedia evitabile”

Un nuovo dramma colpisce la famiglia Lionello. Davide Lionello, 52 anni, figlio dell’attore e doppiatore Oreste Lionello, è morto ieri pomeriggio a Roma, travolto da un treno della metropolitana. L’episodio è avvenuto alla fermata Subaugusta della linea A, in direzione Battistini. Secondo le testimonianze raccolte dagli agenti intervenuti sul posto, l’uomo sarebbe stato visto lanciarsi sui binari all’arrivo del convoglio. L’ipotesi è quella di un gesto volontario. La circolazione della metropolitana è stata temporaneamente interrotta per consentire i rilievi di rito. Le verifiche svolte non avrebbero fatto emergere elementi diversi dalla dinamica del suicidio.

Chi era Davide Lionello

Davide Lionello aveva seguito le orme del padre, morto nel 2009, lavorando nel mondo dello spettacolo. Era un doppiatore e aveva prestato la voce, tra gli altri, a Charlie Custer nel cartone animato “Holly e Benji” e a Chunk nel film “I Goonies”. Negli ultimi mesi stava collaborando con la sorella Alessia alla realizzazione di un docu-film dedicato al centenario della nascita di Oreste Lionello, che ricorrerà il 18 aprile 2027. Separato, era padre di una figlia di 14 anni. Faceva parte di una famiglia numerosa: sei fratelli in totale, cinque nati dal matrimonio tra Oreste Lionello e la moglie Eliana — il regista Fabio, i doppiatori Cristiana e Alessia e l’attore Luca Lionello — e una sorella riconosciuta in età adulta. Per anni Davide si era occupato anche della gestione dei diritti artistici del padre.

La malattia e le accuse della famiglia

Secondo quanto riferito dai familiari, Davide Lionello era da tempo in cura per una patologia psichiatrica. “Gli avevano diagnosticato il bipolarismo — racconta la sorella Alessia — e dal 2004 faceva avanti e indietro con gli ospedali”. Da circa due anni, spiega, era ricoverato presso la clinica Villa Mendicini, nel quartiere Alessandrino.

Ieri pomeriggio sarebbe uscito dalla struttura prima di raggiungere la fermata della metropolitana. “È una tragedia evitabile — afferma la sorella, visibilmente scossa — non sappiamo con quale permesso sia potuto uscire dalla clinica, né cosa sia successo. Mio fratello era imbottito di medicinali. Avevo chiesto che gli venisse cambiata la cura, ma mi avevano risposto di non intromettermi”. Al dolore si aggiunge la rabbia dei familiari, che chiedono chiarimenti sulle responsabilità: “Questa non è una malattia facile — prosegue Alessia Lionello — mio fratello era una persona intelligentissima, piena di curiosità. Negli ultimi tempi aveva perso la voglia di vivere. Vogliamo accertare di chi siano le responsabilità, perché certe cose non accadano più”.

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