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“Valentino mi ha salvata quando ero una bambina. Mi ha pagato i libri, la scuola e la macchina. Era il mio papà ombra”: Sarah Silvestri esce allo scoperto dopo 30 anni con la sua storia segreta

Nel 1992 il papà di Sarah conosce lo stilista che gli offre di lavorare nella propria azienda, ma poche ore dopo muore per overdose. Da quel momento inizia una vita parallela per Valentino, che decide di prendersi cura della piccola rimasta in silenzio fino a oggi

di Emanuele Corbo
“Valentino mi ha salvata quando ero una bambina. Mi ha pagato i libri, la scuola e la macchina. Era il mio papà ombra”: Sarah Silvestri esce allo scoperto dopo 30 anni con la sua storia segreta

Una storia rimasta segreta per 30 anni e che ora viene alla luce restituendo una volta di più l’immagine di Valentino come uomo elegante non solo nell’abito, ma soprattutto nell’anima. È la vicenda di Sarah Silvestri, una bambina (oggi donna) salvata dallo stilista scomparso lo scorso 19 gennaio.

Tutto inizia nel febbraio del 1992 quando Giovanni, padre di Sarah, entra nell’atelier di Valentino. Giovanni “è un uomo bellissimo, parla quattro lingue, ma ha i segni della tossicodipendenza addosso” riporta Leggo. Lo stilista lo vuole subito nella propria azienda e gli offre un lavoro. Lui, però, è titubante: “Ho una bambina a casa, mi serve un lavoro vero”, e sembra propendere più per un impiego nell’azienda presso la quale ha sostenuto un colloquio poche ore prima. “Se non mi prenderanno, tornerò per accettare l’offerta”. Giovanni non ha il tempo di prendere la decisione, perché poco dopo muore per overdose sebbene sia pulito da pochi mesi.

Una trappola secondo la figlia: “Gli misero dell’allucinogeno nella birra proprio perché era guarito”. Per la sua morte un medico viene condannato al risarcimento della famiglia: “Disse che mio padre era spazzatura. Un barbone. Un drogato” ricorda Sarah. La vicenda finisce sui giornali, Valentino riconosce il viso di Giovanni e manda a Tor Bella Monaca le proprie segretarie a cercare la bambina.

È l’inizio di una vita parallela. Lo stilista procura regolarmente alla piccola generi alimentari e vestiti. Valentino diventa per lei un “padre ombra”, che agisce nel silenzio. “Non lo sapevo nemmeno con precisione quanto facesse. L’ho scoperto da grande: mi ha pagato i libri, la scuola, persino parte della mia prima macchina, una 600” fa sapere lei. Sarah e la nonna non vengono abbandonate a loro stesse: “C’era questa persona, così lontana da noi, che però ci faceva sentire che non eravamo sole. Per me è stato come un appoggio spirituale” prosegue Silvestri.

Il cerchio è destinato a chiudersi. Tra il 2013 e il 2015 Sarah è a New York, dove trova diversi lavori per pagarsi l’affitto. Valentino è in città per un evento in una scuola di moda, e la ragazza è decisa finalmente a ringraziarlo. Giancarlo Giammetti, socio dello stilista, le offre di collaborare con la Maison, ma anche lei, come a suo tempo il papà, rifiuta: “La ringrazio enormemente, ma il mio sogno è fare l’avvocato. Ho studiato sette anni per questo” spiega.

Un sogno inseguito da quando, da piccola, vedeva la nonna sputare in faccia al medico in tribunale: “Volevo difendere quelli come papà, quelli che non hanno voce”. Sarah ci è riuscita. È diventata un avvocato internazionale e si dice fiera della propria vita malgrado i duri colpi incassati negli anni (non ultimo un errore medico che le ha strappato un figlio). “Mio padre ha seminato quel pomeriggio nell’atelier senza saperlo. È entrato lì cercando un lavoro e ne è uscito lasciandomi un destino” fa sapere, salutando così quello che per lei è stato un secondo papà: “Oggi piango un uomo che ha incarnato un’idea altissima di eleganza: non quella dell’abito, ma quella dell’anima. Una mano tesa quando nessuno guarda, la spinta gentile che ti permette di fare il resto della strada da sola”.

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