Come raccontato da Sempio in più occasioni, il 13 agosto 2007 lui si sarebbe recato a Vigevano per acquistare un libro, poi sarebbe passato a casa di sua nonna a Garlasco e, infine, a pranzo a casa dei suoi genitori. Per supportare la sua versione, il 37enne aveva conservato in casa il tagliando del parcheggio di Vigevano in cui sostiene di aver sostato il giorno dell’omicidio di Chiara: “Sono andato lì, ho trovato la libreria chiusa e sono andato a fare un giro in piazza. Lo scontrino è stato fatto da me e poi ritrovato dai miei genitori qualche giorno dopo. Data la situazione, lo abbiamo tenuto. Perché lo porto un anno dopo? Perché mi viene chiesto un anno dopo, nei primi interrogatori non me lo chiedono. Se non me lo chiedevano restava lì nel cassetto”, spiega Sempio. Dato che la libreria era chiusa, racconta ancora, avrebbe deciso di tornarci il giorno dopo, come dimostrerebbe un altro scontrino che lui ha conservato: “Non c’è una ragione specifica per cui lo abbiamo tenuto, è rimasto anche quello e i miei hanno deciso di tenerlo. In realtà non sono gli unici, durante le perquisizioni avevano trovato altri biglietti del parcheggio con date casuali”, commenta.
Una volta tornato da Vigevano, Sempio racconta di aver trascorso il resto della giornata con i suoi familiari. E, nel primo pomeriggio, di essere passato in due occasioni di fronte alla villetta Poggi, dove nel frattempo si stavano radunando le Forze dell’Ordine dopo il
ritrovamento del cadavere della 26enne: “Prima che spuntassero le foto, avevo detto che ero passato lì davanti due volte, una da solo e l’altra con mio padre, e ora a distanza di 20 anni sono uscite queste foto che confermano il mio racconto”, spiega ancora l’indagato. Secondo la sua versione, però, nonostante avesse capito che fosse successo qualcosa di grave nella casa del suo caro amico Marco, il 37enne avrebbe preferito non chiamarlo al telefono: “Non sapevo cosa dire in quella situazione, ma vorrei sapere quanti altri lo hanno chiamato, nessun altro. Telefonare a Marco per dirgli che c’erano ambulanze e Carabinieri fuori casa sua (senza sapere che cosa fosse successo precisamente, ndr) non mi sembra la cosa migliore da fare. Io poi ho avvisato gli altri amici, non in quell’istante perché stavamo capendo cosa fosse successo, ma li ho avvisati un paio d’ore dopo”.