Cinema

Melania Trump al cinema non “tira” e si preannuncia un flop colossale: pochi biglietti in prevendita e mancano “dramma e conflitto che gli spettatori cercano”

E visto il clima politico attuale negli Stati Uniti c’è perfino chi si è spinto ad atti di vandalismo sui poster promozionali affissi nelle città americane, con scritte non proprio nobili

di Davide Turrini
Melania Trump al cinema non “tira” e si preannuncia un flop colossale: pochi biglietti in prevendita e mancano “dramma e conflitto che gli spettatori cercano”

La first lady rischia il flop colossale. Secondo quanto riportano diversi siti statunitensi il documentario Melania, nelle sale dal 30 gennaio, e poi in streaming su Prime, ha registrato pochissimi biglietti in prevendita. Così se da un lato Donald Trump sostiene ai quattro venti che tra pochi giorni entrare alla premiere del film al Trump-Kennedy Centre sarà pressoché impossibile, gli analisti di mercato segnalano che i biglietti prenotati in anticipo languono assai.

Una cosa non annulla l’altra, per carità, ma il clima attorno al documentario dove viene seguita la moglie del presidente degli Stati Uniti nei venti giorni del gennaio 2025 che precedono l’insediamento alla Casa Bianca, sembra essersi parecchio intiepidito. A fronte dei 40 milioni di dollari spesi da Amazon MGM Studios per produrre il film, si prevede che i primi giorni di proiezione Melania strapperà solo qualche milione di dollari d’incassi. Rob Shuter, un esperto del mercato hollywoodiano spiega già che “ci sono pochi posti prenotati” e che “Amazon si aspettava una grande partecipazione che ad oggi non si è affatto concretizzata”.

Insomma, Melania al cinema non tira, perché mancano, come scrive il sito The New Daily “il dramma e il conflitto che gli spettatori cercano al cinema”. Alcuni critici che hanno già visto il film lo hanno definito una “pubblicità elettorale di lunga durata” o un “vblog di 104 minuti”. Non mancano poi sui social frizzi e lazzi sull’aspetto fotografico definito “statico” tanto che Melania sembra “la pubblicità di un profumo ad alto budget”. Nel trailer anche piuttosto corposo possiamo intravedere Melania attraverso diversi dettagli dell’abbigliamento a partire da stivaloni con tacchi a spillo modello regina del latex. E visto il clima politico attuale negli Stati Uniti c’è perfino chi si è spinto ad atti di vandalismo sui poster promozionali affissi nelle città americane, con scritte non proprio nobili.

Se Amazon MGM ha battuto la concorrenza Disney e Paramount per il progetto Melania (40 milioni di dollari è un record produttivo nella storia del documentario statunitense ndr), non ha certo infiammato le folle la scelta di assegnare la regia a Brett Ratner che nel 2017 era caduto in disgrazia dopo aver ricevuto diverse accuse di molestie sessuali. Di Ratner è apparsa anche la solita fotografia del passato in compagnia di Jeffrey Epstein che, di base, vuol dire tutto ma anche un bel niente. Infine va registrata anche la polemica sulla cancellazione delle presunte scene girate con protagonista Ivanka Trump, la figlia del presidente, come della cancellazione di un qualsiasi riferimento su di lei anche solo nei titoli di testa o di coda. Insomma, Melania non sembra essersi portato con sé un gran buon karma. Unica parola a favore del documentario arriva da The Donald che, tra un assalto alla Groenlandia e un accordo di pace saltato ha definito Melania un film “incredibile”.

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