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La dimensione italiana è l’Europa di Serie B: senza l’exploit dell’Inter di Inzaghi, la Serie A è sparita dai piani alti

A una giornata dal termine della prima fase, emerge un dato: il nostro calcio oggi vale una squadra di metà classifica, capace giusto di qualificarsi ai playoff. Roma e Bologna possono puntare a essere protagoniste in Europa League
La dimensione italiana è l’Europa di Serie B: senza l’exploit dell’Inter di Inzaghi, la Serie A è sparita dai piani alti
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Dopo sette partite giocate e ad una gara, decisiva, dalla fine, il bicchiere mezzo pieno è che delle sette compagini della Serie A impegnate nelle coppe, sei sono già sicure di andare avanti: Inter, Juventus e Atalanta in Champions, Roma e Bologna in Europa League, Fiorentina in conference; gli unici a rischio eliminazione immediata sono proprio i campioni d’Italia del Napoli, costretti a fare risultato col Chelsea. Il bicchiere mezzo vuoto, però, è che tutte sono qualificate soltanto ai playoff, con lo scenario di portare tra le migliori otto soltanto la Roma (che però dovrà vincere in Grecia col Panathinaikos, non scontato) e forse l’Atalanta, che già ha fatto un mezzo harakiri contro il Bilbao e avrà un’altra occasione in Belgio con l’Union Saint-Gilloise, ma comunque realisticamente rimane la meno attrezzata per fare strada.

Insomma, l’Europa è grande ma l’Italia piccola: la prospettiva concreta quest’anno è quella di non essere protagonisti nelle coppe. Ma riflettendoci non sarebbe nemmeno una sorpresa. Quello che è successo nelle ultime stagioni era stata l’anomalia. L’Inter di Simone Inzaghi non avrà vinto nulla, anzi, passerà alla storia per la peggior sconfitta di sempre in una finale, però ha fatto qualcosa di straordinario. E probabilmente il tempo gliene darà conto: oggi per un’italiana essere tra le migliori d’Europa, battere corazzate come Bayern Monaco e Barcellona – che hanno mezzi non paragonabili ai nostri, dentro e fuori dal campo – , è un’impresa quasi impossibile. Con Chivu, quest’anno, c’è stato semplicemente un ritorno alla normalità, ad un cammino ordinario, anche per colpa di un calendario particolarmente squilibrato: l’Inter ha vinto contro le avversarie più deboli (Kairat, Union SG, Slavia Praga e Ajax erano davvero abbordabili), e perso contro quelle più forti, anche per un pizzico di sfortuna (gol al 90’ a Madrid, rigore inesistente contro i Reds). Sta di fatto che, ridimensionati i nerazzurri, la Serie A è sparita dai piani alti. Anche perché l’Inter era e rimane comunque l’italiana più europea, la più equipaggiata e anche abituata psicologicamente al confronto continentale.

Chi avrebbe potuto e dovuto tenere alta il tricolore in Champions ha rimediato solo figuracce: il percorso del Napoli fin qui è stato quasi imbarazzante, ma anche questa in fondo non è una notizia. La mediocrità di Antonio Conte quando esce dai confini è ormai conclamata ed è anche la ragione per cui nonostante tutti gli scudetti vinti nessuno lo voglia più fuori dalla Serie A. La Juventus ha beneficiato di abbinamenti favorevoli per conquistarsi una classifica appena dignitosa. All’Atalanta invece davvero non si poteva chiedere di più: se anche dovesse riuscire a entrare nelle prime otto (risultato clamoroso), partirebbe sfavorita agli ottavi con quasi tutte le avversarie che usciranno dai playoff.

Nel grande campionato europeo che è diventata la nuova Champions League voluta da Ceferin, l’Italia nel suo insieme è una squadra da metà classifica, senza infamia e senza lode, e nemmeno grandi ambizioni. Questa è la nostra realtà, e del resto lo confermano anche i fondamentali economici. Nell’ultima Football Money League 2026 – report annuale di Deloitte Sports Business Group sui conti delle maggiori società calcistiche del continente – non ci sono italiane nella Top 10 dei ricavi: la prima è l’Inter, all’undicesimo posto, seguita dal Milan che le coppe quest’anno neanche le gioca. È vero che il calcio è lo sport più bello del mondo perché non vince sempre il più forte, ma molto spesso quello più ricco sì, e a pensarci queste sono le posizioni che le italiane occupano anche sul campo e i risultati a cui possono aspirare (salvo miracoli, come le due finali nerazzurre degli ultimi tre anni).

Discorso parzialmente diverso per l’Europa League (accantoniamo invece la Conference, dove la Fiorentina attualmente ha altri problemi e comunque il livello è troppo basso per costituire un motivo di orgoglio per la Serie A). Scendendo di un gradino, abbassandosi il livello, aumentano le chance. Anche se nemmeno qui le italiane hanno fatto faville, è lecito aspettarsi che con l’avanzare del torneo il Bologna e soprattutto la Roma possano essere protagoniste. Anche perché questa è una delle edizioni meno competitive di sempre (visto che le inglesi migliori sono tutte in Champions) e la vittoria è un obiettivo concreto. Insomma, forse meglio concentrarci sull’Europa di Serie B. È la nostra dimensione.

X: @lVendemiale

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