Iconico quanto Versailles, intimo quanto un palazzo privato, questo sorprendente château francese seduce sempre più visitatori attratti da un’offerta artistico-culturale fra le più allettanti dell’hinterland parigino. A voi le ragioni del successo di un edificio storico inatteso, capace di imporsi come un’alternativa di visita più che valida ai grandi classici.
Il monumento preferito dei francesi
500 mila visitatori nel 2024, più di 650 mila nel 2025, Chantilly è stato eletto “Monumento preferito dai francesi nel 2025” durante la trasmissione di Stéphane Bern, l’Alberto Angela francese, celebre conduttore televisivo esperto di patrimonio culturale e di Gotha mondani. Gioiello di architettura rinascimentale, Chantilly rappresenta il modello ideale di dimora aristocratica profondamente legata alle vicende storiche e identitarie del paese. Il suo universo in cui si fondono storia, arte, tradizione e natura offre ai francesi uno pretesto per rivisitare il loro passato e assaporare il loro presente.
Risalente al Medioevo, il castello passò fra le mani di alcuni dei più grandi e influenti personaggi della storia di Francia: il connestabile di Montmorency (1493-1567), alto funzionario alla corte di Francesco I°, il principe di Condé (1621-1687), cugino di Luigi XIV e grande condottiero militare, il Duca di Aumale (1822-1897), figlio del re Luigi Filippo suo ultimo illustre proprietario prima di farne dono nell’1886 all’Institut de France. Persino l’Aga Khan (1936-1925) in persona se ne invaghì a tal punto che decise di sostenere finanziariamente il complesso dal 2015 al 2020, diventando così uno dei suoi più eminenti mecenati.
Uno scrigno immutato di capolavori
Più di 550 capolavori artistici di grandissimo valore costituiscono la collezione del Museo Condé, all’interno del castello. Dipinti francesi, italiani, fiamminghi, inglesi…una pinacoteca incredibile che garantisce un’immersione totale nella storia dell’arte, capace di fare ingelosire perfino il Louvre: Raffaello (con le divine Tre Grazie, 1504-1505), Frate Angelico, Botticelli, Guido Reni, Guercino, ma anche Ingres, Delacroix, Reynolds et Van Loo rispondono all’appello. Un universo museale che conserva la memoria del suo ideatore il Duca di Aumale; grande collezionista, predispose che le tele fossero sempre lasciate esposte come al primo giorno. Tutt’oggi infatti sono presentate sulla parete sovrapposte le une alle altre quasi fino al soffitto, secondo una museografia prettamente ottocentesca poco consona agli allestimenti contemporanei, ma certamente fra le più suggestive.
Alle collezioni pittoriche si aggiungono i decori interni degli appartamenti e delle sale di rappresentanza. Fra di esse, la deliziosa Singerie, interamente ricoperta di graziose scimmiette in abiti rococò intente in mille attività, oppure gli appartamenti privati del duca et della duchessa di Aumale, che conservano intatta la loro quotidianità, decorati con mobili antichi senza pari.
Una meta imperdibile per gli amanti dei cavalli e delle arti equestri
A pochi passi dal castello, les Grandes Ecuries (grandi scuderie) incarnano l’espressione più alta di architettura equestre mai realizzata. Queste scuderie faraoniche erette proprio di fronte all’ippodromo dove l’Aga Khan amava vedere gareggiare i suoi purosangue, furono costruite dall’architetto Jean Aubert per il principe di Condé fra Il 1719 al 1735. Un vero e proprio palazzo dedicato ai cavalli, capace di accogliere 240 destrieri e più di 500 cani destinati alle grandi battute di caccia del principe e dei suoi invitati. Oggi si tratta di una scuderia dove la passione per i cavalli e le arti equestri si esprimono in straordinari spettacoli dedicati all’arte del dressage. Adiacente il Museo del Cavallo, raccoglie collezioni di notevole qualità artistica, dalle statuette cerimoniali cinesi ai cavallini da giostra del 1930, passando da selle, staffe e briglie provenienti da tutto il mondo.
Dove nasce la crema chantilly
Oltre ad essere emblema di arte e cultura, Chantilly è anche sinonimo di golosità. La famosa crema chantilly prende infatti il nome da questo castello e la leggenda narra che la ricetta ne sia stata inventata proprio qui, nelle sue cucine. Sarebbe François Vatel (1631-1671), cuoco e pasticcere al servizio del Principe di Condé, che avrebbe avuto l’intuizione di sbattere la panna liquida per inglobare aria, fino a renderla spumosa. Pasticcere d’eccezione, fu proprio a Chantilly che Vatel trovò la sua tragica fine. Si racconta che durante i sontuosi festeggiamenti indetti dal principe di Condé per ricevere Luigi XIV nel 1671, Vatel avesse previsto una superba cena di pesce. Ma la mattina stessa, non vedendo arrivare tutto le ingenti quantità di pescato ordinato si diede alla disperazione e non potendo sopportare il disonore di non garantire il pasto della tavola del re, si suicidò trafiggendosi con la sua spada. Il pesce finì con l’arrivare poche ore dopo. Quattro secoli più avanti, a Chantilly si degusta ancora la panna eterea di Vatel : leggera, aerata, superlativa e pur mai pesante. La chantilly è a immagine e somiglianza del suo castello, incantevole e leggiadra.