È morto nel sonno, senza soffrire. È questa la notizia che accompagna il secondo giorno di camera ardente di Valentino Garavani, aperta anche oggi alla Fondazione PM23 in piazza Mignanelli a Roma, dove da ieri una folla composta e continua ha sfilato per rendere omaggio allo stilista scomparso a 93 anni. Già dalle prime ore del mattino decine di persone si sono messe in coda davanti alla sede della fondazione, che resterà aperta fino alle 18. Un flusso costante, fatto di addetti ai lavori, amici, romani, turisti, appassionati di moda e semplici cittadini, tutti uniti dal desiderio di salutare per l’ultima volta uno dei protagonisti assoluti dell’eleganza italiana. I funerali sono previsti per domani, venerdì 23 gennaio, alle 11, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. La messa funebre sarà officiata dal parroco della basilica, don Pietro Guerini.
Prima dell’apertura al pubblico del secondo giorno di camera ardente, si è tenuto un momento di preghiera riservato ai familiari e agli amici più stretti. A celebrarlo è stato l’arcivescovo Samuele Sangalli: “Siamo del dicastero dell’evangelizzazione, perché come sapete questi sono i nostri locali e loro sono sempre stati i nostri affittuari, molto corretti, e quindi questo è stato anche un momento per essere vicino alla famiglia“, ha spiegato il prelato. “Abbiamo detto le parole della Chiesa, insieme al signor Giammetti e agli altri membri della famiglia”, ha aggiunto. A commentare il momento di raccoglimento vissuto all’interno della camera ardente è stato Giancarlo Giammetti, storico compagno di vita e socio di Valentino: “È venuto un vescovo che ci ha riempito di commozione con una bella preghiera”, ha detto. Poi la conferma sulla morte dello stilista: “Era religioso e credente. Si è spento nel sonno, non ha sofferto”.
Tra le tante testimonianze, anche quella di Sebastiano Di Rienzo, primo tagliatore di Valentino Garavani, che ha voluto ricordare l’uomo oltre al creativo. “Com’era Valentino all’epoca? Era identico ad adesso. Delicato, educato”, ha raccontato uscendo dalla camera ardente. “La parola più spregevole che gli ho sentito dire, rivolgendosi a dei giornalisti che parlavano male di lui, è stata: ‘vadano a farvi friggere’. Amava i cani. Quando ho visto il film ‘L’Ultimo Imperatore’ l’ho riconosciuto, era lui; è stato sempre delicato, raffinato. Era un genio”. Di Rienzo ha condiviso anche un aneddoto degli inizi. “Valentino, con Giammetti, mi chiamò nella sala rossa e mi chiese se volevo fare il tagliatore. Io gli risposi che volevo parlare con la signorina Ina. Avevo 20 anni e lui mi disse: ‘ma cosa le va, di spunzecchiare per tutta la vita?’. Io non volevo offenderlo, volevo vedere se ero all’altezza. Poi accettai subito”.
All’esterno della fondazione, tra fiori, messaggi e ricordi, ha attirato l’attenzione una lettera posizionata ai piedi dell’installazione in piazza Mignanelli. Un dialogo immaginario, ironico e affettuoso, tra Valentino Garavani e Giorgio Armani: “Ciao Giorgione c’è posto per me?”, “Vieni Valentino che dobbiamo fare i vestiti per gli angeli”.