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Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo

Tra i dissidenti Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. I malumori della minoranza dem: "Non siamo stati consultati"
Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo
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Giovedì mattina alle 9.30 il gruppo del Pd in Senato si riunirà per certificare quello che è ormai evidente da settimane: la spaccatura sull’antisemitismo. Andrea Giorgis presenterà il disegno di legge per contrastare ogni forma di odio, con particolare accentuazione dell’antisemitismo. E parte del gruppo si prepara a non firmarlo. A partire da Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. Nel testo di Giorgis, che sarebbe dovuto arrivare settimane fa, si adotta la definizione di Gerusalemme, secondo la quale “l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.

Mentre nel testo Delrio si adotta quella dell’Ihra, secondo la quale “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Una definizione che impedisce anche la critica al governo israeliano e a Netanyahu. Dunque, giovedì mattina i senatori dem si confronteranno soprattutto su questo punto. Delrio ufficialmente non si esprime, ma ai colleghi di partito sta dicendo che non firmerà. Perché non condivide la scelta della definizione di Gerusalemme. E perché quella di Giorgis è un’operazione tardiva. Da scommettere che come lui faranno altri tra quelli che avevano sottoscritto il suo testo. A partire da Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, invece, potrebbero sottoscriverlo. Nella minoranza dem cresce il malumore, anche perché “non siamo stati consultati”, dicono.

Comunque vada, la cosa non avrà alcun effetto sul testo finale che uscirà da Palazzo Madama. È stata rinviata al 27 gennaio, ‘Giorno della memoria”, l’adozione di un testo base in commissione Affari costituzionali al Senato. In attesa di quello Pd sono al momento 7 i testi all’esame della commissione: ai quattro già depositati di Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI), Ivan Scalfarotto (Iv) e Delrio (Pd) si sono aggiunti oggi quelli di FdI, M5s e Noi moderati. Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) ha messo ai voti le due opzioni possibili per andare avanti con i lavori, se procedere, cioè, con l’adozione di un testo base o se dare vita a un Comitato ristretto per l’elaborazione di un testo unificato. Approvata la prima opzione con i voti favorevoli del centrodestra e di Iv e quelli contrari di Pd, M5s e Avs. Si partirà dal ddl Romeo (praticamente identico a quello Scalfarotto).

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