
Il Napoli anche a Copenhagen conferma le difficoltà nei match europei e infrasettimanali. C'è la scusante degli infortuni, ma il trend prosegue da inizio stagione ed è una macchia costante nella carriera del tecnico
Ora è dura. Il pari con il Copenaghen complica i sogni playoff per il Napoli di Antonio Conte. Sono soltanto otto i punti in classifica per i campioni d’Italia in carica – gli stessi dei danesi – e adesso le possibilità di raggiungere gli spareggi sono molto complicate. Oltre al prestigio, gli azzurri perderebbero anche gli undici milioni garantiti dalla UEFA. Insomma, un cammino più che negativo per la squadra di Conte in Champions League.
“È inaccettabile non aver vinto”, ha bacchettato Scott McTominay al termine della partita del Parken Stadium. Il pareggio col Copenaghen non solo complica i piani europei, ma getta ombre sul lavoro di Conte. Ancora una volta, l’allenatore del Napoli paga il doppio impegno che sta diventando una costante nella sua carriera. In Italia il leccese ha numeri da record: cinque scudetti vinti (tre con la Juventus, uno con Inter e Napoli). In Europa, invece, il cammino è diametralmente opposto: eliminazioni precoci e numeri disastrosi.
È un Napoli dalle due facce. Come l’Harvey Dent di Gotham, gli azzurri cambiano personalità a seconda della competizione: campioni in carica in Serie A con l’obiettivo di bissare il successo dello scorso anno, ma comparsa in Champions League. Gli otto punti raccolti nelle sette partite della League Phase mostrano tutte le fragilità e le incertezze degli azzurri fuori dall’Italia. Al netto dei tantissimi infortuni, il Napoli ha disatteso le aspettative europee. Soltanto un punto conquistato fuori casa, proprio quello con il Copenaghen, prima tre sconfitte. Tolta quella col Manchester City, gli azzurri hanno perso – male – col PSV Eindhoven (6-2) e col Benfica di Mourinho. Al Maradona il cammino è migliore. Due vittorie con Sporting e Qarabag, mentre con l’Eintracht Francoforte non si è andati oltre lo 0-0. Ci si aspettava molto di più dal Napoli, chiamato a una prova di maturità dopo la vittoria del quarto scudetto. Invece, i numeri certificano un cammino quasi fallimentare. Adesso gli azzurri dovranno battere necessariamente il Chelsea o sperare in una serie di combinazioni per rientrare tra le prime 24 e accedere ai playoff. Essere eliminati sarebbe un piccolo ma importante fallimento europeo. E sarebbe l’ennesimo per Conte.
In 12 occasioni il Napoli ha vissuto settimane con tre impegni in questa stagione. Anche in questo caso, i numeri sono tutt’altro che positivi. Lo score del Napoli negli incontri infrasettimanali recita: 4 vittorie, 4 sconfitte e 4 pareggi. Numeri estremamente preoccupanti che certificano, ancora una volta, come Conte faccia fatica a gestire più competizioni. Il pareggio col Copenaghen è il terzo in tre settimane. Più che campanello d’allarme, si può parlare di problema vero e proprio. Il 2-2 contro l’Hellas Verona e lo 0-0 nel recupero col Parma, tra l’altro arrivati entrambi al Maradona, hanno allontanato il Napoli dalla testa della Serie A: ora gli azzurri sono a sei punti dall’Inter. In Coppa Italia soltanto i rigori hanno evitato una precoce eliminazione agli ottavi di finale che sarebbe stata negativa per morale e ambiente: insomma, quando il Napoli gioca in settimana, i tifosi fanno bene a essere preoccupati. E Conte dimostra di non aver lavorato su questo suo grande limite.
“Non puoi sederti al ristorante da 100 euro con 10 euro in testa”, ipse dixit. Era il 2014 e Conte allenava la Juventus. La frase, che provava a spiegare come fosse difficile per i bianconeri competere con le big europee non solo a livello economico ma anche sportivo, sembra aver segnato nel profondo il leccese. Se Conte è un maestro nelle competizioni nazionali (5 scudetti in Italia e una Premier League vinta col Chelsea), il cammino in Europa è sempre stato problematico.
Soltanto in un’occasione, una squadra allenata da Conte è riuscita a raggiungere i quarti di finale di Champions League: era proprio la Juventus nel 2012/13. Poi tante rovinose eliminazioni alla fase a gironi: una con i bianconeri l’anno seguente, due nei due anni all’Inter (con una finale di Europa League raggiunta ma persa). Due volte, invece, Conte è uscito agli ottavi di finale (con Chelsea e Tottenham). Insomma, la Champions League sembra essere una maledizione per l’allenatore del Napoli.
In totale, Conte ha raccolto 17 vittorie, mentre sono 16 le sconfitte e altrettanti i pareggi. Numeri da comparsa in Champions League, anche se l’ex Ct azzurro ha allenato squadre importanti e blasonate. Adesso bisognerà battere il Chelsea e sperare di superare la League Phase. Ne va anche della reputazione di Conte.