Convalidato il fermo di Claudio Carlomagno per il femminicidio di Federica Torzullo. “L’ho uccisa per non perdere l’affidamento di mio figlio”
Dopo il silenzio, la confessione e fine la convalida del fermo. Il giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia lascia in carcere Claudio Agostino Carlomagno, indagato per il femminicidio della moglie Federica Torzullo. L’uomo ha reso piena confessione. “Ho ucciso mia moglie per non perdere l’affidamento di mio figlio” ha detto al gip. Con la condanna all’ergastolo, pena che rischia per le varie contestazioni, all’uomo potrebbe essere inflitta la perdita della responsabilità genitoriale. L’avvocato sostiene che il delitto sia avvenuto d’impeto e che non ci sia stata premeditazione. Il legale ha chiesto non sarà chiesta una perizia psichiatrica e che l’uomo è “consapevole” del crimine commesso.
Il coltello e il cellulare
A Carlomagno è contestato anche l’occultamento del cadavere, trovato seppellito ad Anguillara Sabazia. Carlomagno, nel corso della sua confessione davanti al gip di Civitavecchia, ha fornito indicazioni su dove si trova l’arma, un coltello che era in casa, con cui ha colpito la vittima. L’omicidio si sarebbe consumato, secondo il racconto dell’uomo, al culmine di una lite e sarebbe avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 gennaio. L’indagato avrebbe, inoltre, affermato di avere scavato la buca dove ha sotterrato la moglie la mattina del 9 gennaio e di avere distrutto il cellulare della moglie nelle ore successive
L’autopsia e le accuse
Dall’autopsia è emerso la che donna è stata raggiunta da 23 coltellate, di cui 19 al volto e al collo. L’uomo avrebbe utilizzato una lama bitagliente, ma al momento l’arma non è stata ancora trovata dagli inquirenti.
“Federica ci è stata strappata in maniera atroce, il dolore è immenso” ha detto l’uomo con il quale Federica Torzullo, aveva iniziato una relazione. L’uomo preferisce restare anonimo “per tutelare i minori coinvolti e non strumentalizzare questa perdita, nel rispetto di Federica, delle nostre famiglie e dei nostri figli”. “Sicuramente le deposizioni che abbiamo rilasciato ai carabinieri hanno dato agli investigatori una fotografia chiara di quella che è la situazione – aggiunge – e sono sicuro che in fase di processo tutte queste ombre saranno chiarite, questo lo dobbiamo ai famigliari e a Federica”.
L’esame autoptico, eseguito ieri, ha confermato l’impianto accusatorio già messo in luce dai pm di Civitavecchia che hanno contestato il femminicidio, oltre che l’occultamento di cadavere.
Dai primi risultati dell’attività peritale, svolta all’Istituto di medicina legale de La Sapienza, ieri è stata arrivano conferme su un delitto di “particolare ferocia“. I fendenti, quello fatale sul lato sinistro del collo, avrebbero raggiunto le zone vitali. L’uomo si sarebbe accanito con colpi anche all’addome e al ventre. Una azione di assoluta violenza a cui Federica avrebbe disperatamente tentato di sottrarsi. Sono state, infatti, individuate almeno quattro ferite da arma da taglio alle mani segno che la vittima ha reagito, ha provato a porre una resistenza a quella furia omicida.
Il decreto dei pm
Il quadro indiziario esce, dunque, rafforzato dall’esame autoptico durante il quale sono state effettuati anche i prelievi per gli esami tossicologici. Tasselli di ricostruzione su quanto avvenuto l’8 gennaio, ultimo giorno in cui Federica fu vista viva, ripresa da una telecamera mentre rientrava nella sua abitazione. Sul movente resta la pista tracciata nei primissimi atti dell’indagine: Carlomagno non avrebbe accettato la fine della relazione con la donna, i due si stavano separando. “I coniugi attraversavano – si legge nel decreto – una profonda crisi, tanto da vivere da separati in casa” assieme al figlio di 10 anni. “Mentre Federica coltivava da tempo una nuova relazione, il marito non era in grado di accettare la fine del matrimonio”.
I pm ipotizzano che lui abbia usato lui il cellulare della moglie dopo l’omicidio per depistare gli investigatori. Gli ultimi messaggi intercorsi tra Federica e la madre, dal tono “laconico”, risalirebbero alla mattina di venerdì 9 gennaio tra le 7.55 e le 8.05, ossia quando si ritiene che la quarantunenne fosse già morta. Per gli inquirenti l’indagato avrebbe aggredito Federica all’interno della abitazione per “poi trasportarla esanime nel deposito aziendale” dove è stata seppellita.