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“Il ricordo più bello? Quando ci siamo conosciuti. Valentino ha insegnato a vivere una vita importante ma non ridicola”: parla il compagno Giancarlo Giammetti

Il socio e compagno di vita dello stilista scomparso condivide il suo ricordo più bello: "Quando ci siamo conosciuti"

di Redazione Moda

“Il ricordo più bello? Quando ci siamo conosciuti, credo sia il più toccante”. Lo ha detto Giancarlo Giammetti all’indomani della scomparsa dello stilista Valentino, ex compagno e socio dell’imprenditore. Ai giornalisti fuori dalla sede di Pm23 in piazza Miganelli a Roma, dove è stata allestita la camera ardente, ha detto: “Ha insegnato al mondo come vivere una vita importante ma allo stesso tempo non ridicola. I vestiti si devono riconoscere per quello che danno a una donna e non per quello che il design vuole raccontare. La sua frase ‘amo la bellezza, non è colpa mia’”.

“Sono commosso dal tanto amore che tutti hanno dimostrato per Valentino, non soltanto come grande designer ma anche come persona umana”, ha detto in apertura. “Questa è la cosa più bella che abbiamo avuto in questo momento di tragedia”. Un’affermazione che sottolinea come, accanto al riconoscimento professionale, stia emergendo con forza il legame umano che Valentino aveva saputo costruire nel tempo. Ripercorrere una vita condivisa per decenni non è semplice: “Ci sono talmente tanti ricordi personali che non ne potrei scegliere uno”, ha spiegato Giammetti. Poi, però, una scelta affiora: “Forse il giorno in cui ci siamo conosciuti è la cosa più toccante”. E aggiunge: “Sarà sempre con me e con la tanta gente che gli ha voluto bene”. Anche il simbolo più celebre della maison, il rosso Valentino, viene evocato senza retorica: “Rimarrà un bel colore che qualcun altro porterà avanti”.

Giammetti ha poi raccontato la serenità con cui lo stilista ha affrontato gli ultimi tempi: “Ha pensato fino alla fine, molto serenamente”. Ma il cuore del suo intervento riguarda l’eredità culturale lasciata da Valentino: “Dal punto di vista della creatività ha insegnato a rispettare la donna, senza mai renderla ridicola con abiti che non andavano bene e che erano delle mascherature”, ha detto. Un’idea di moda netta, precisa, lontana dall’esibizione fine a sé stessa. E ancora: “La moda serve a imbellire, non come una bandiera del designer. I vestiti si devono riconoscere per quello che danno alla donna, non per quello che il designer vuole raccontare”. Nel ricordo non manca Roma, città simbolo della loro storia comune. “Abbiamo cominciato qui e siamo rimasti qui. Questa piazza è nostra e rimarrà sempre parte di noi”, ha detto, riferendosi a Piazza Mignanelli, luogo identitario per la maison e oggi sede della Fondazione PM23.

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