“Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante“. Il commento di Bella Hadid, comparso sotto un video diventato virale su Instagram, ha riacceso il dibattito attorno alla sfilata Dolce&Gabbana Uomo Autunno-Inverno 2026/27, presentata a Milano sabato 17 gennaio. Nel mirino delle critiche è finita infatti la passerella composta da modelli tutti bianchi, caucasici, bellissimi neanche fossero stati creati dall’intelligenza artificiale, elemento che – in un progetto che pretende di parlare di “individualità” – diventa un limite visibile, non un dettaglio.
A innescare la polemica è stato il post dell’influencer Elias Medini (@ly.as), osservatore attento del fashion system e noto per i suoi watch party online durante le sfilate. Nel video, Medini concentra l’attenzione su un dettaglio preciso: il casting, appunto. “50 sfumature di bianco“, scrive pubblicando le immagini dello show e sottolineando l’assenza di modelli asiatici, neri o arabi. Non solo. A tutto questo si aggiunge poi il contrasto tra ciò che si è visto e ciò che la sfilata dichiarava di voler raccontare. La collezione porta infatti il titolo The Portrait of Man e viene presentata come un lavoro sugli “archetipi maschili lontani da qualsiasi stereotipo”. Peccato che l’impianto sia esattamente l’opposto: tutte le figure messa in passerella (lo sportivo, l’uomo di casa in pigiama, il dandy da smoking, ecc.) funzionano come stereotipo per definizione, perché procedono per etichette immediate. Ogni uscita, insomma, finisce per essere la rappresentazione didascalica e cristallizzata dello stereotipo stesso, nonostante gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana avessero parlato di un omaggio “all’identità singolare di ogni uomo”, quindi di una celebrazione dell’individualità.
Da qui le polemiche social a cui si è accodata anche la top model Bella Hadid: “Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante”. Il riferimento inevitabile, per molti osservatori, è il 2018, quando Dolce&Gabbana fu travolta dalle accuse di razzismo in Cina per una campagna giudicata offensiva e stereotipata. La vicenda portò alla cancellazione della sfilata di Shanghai e a un boicottaggio su larga scala, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente della maison.
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