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“La mia intervista a Belve? È stato un punto davvero basso. Sulla Schlein dico che merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari”: così J-Ax

"Non stavo bene, ero depresso per il Covid ed ero fissato col neutralismo da tv. Avrei dovuto fare nomi di politici, ma ero pieno di timori. Non ho tirato fuori la bomba e lei non ha gradito. Non ero in grande forma psicologicamente", le parole del rapper su quanto detto alla trasmissione condotta dalla giornalista Francesca Fagnani, parole nelle quali non si riconosce

di Giuseppe Candela
“La mia intervista a Belve? È stato un punto davvero basso. Sulla Schlein dico che merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari”: così J-Ax

La sinistra italiana è la più schifosa“, aveva detto J-Ax in un’intervista a “Belveaccennando ai “poteri forti” e affermando che “una roba che potrebbe fare la sinistra italiana è ribellarsi ad alcune multinazionali che pagano le tasse in Irlanda”. A distanza di tempo, Alessandro Aleotti, vero nome del rapper, non si riconosce in quelle dichiarazioni: “Quell’intervista a Belve è stata un punto davvero basso. Non stavo bene, ero depresso per il Covid ed ero fissato col neutralismo da tv. Avrei dovuto fare nomi di politici, ma ero pieno di timori. Non ho tirato fuori la bomba e lei non ha gradito. Non ero in grande forma psicologicamente”.

“Poi è uscito un tema che lei mi ha tagliato: perché le grandi multinazionali possono scegliere dove pagare le tasse anche se vendono ovunque? Non sarebbero soldi che potrebbero mettere a posto tante situazioni? ‘Sta roba non la dice nessuno”, spiega il cantante a “La Repubblica“. Riservando parole positive per l’attuale leader del Partito Democratico: “Poi è arrivata la Schlein, ha cantato anche in un mio concerto. Per me merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari. Credo più in lei che non nel partito che rappresenta”.

Con “Italian starter pack” sarà in gara a “Sanremo 2026“, brano che ha lanciato con un look country: “Questa cosa confluirà nella canzone. L’idea è che siamo stati colonizzati dagli americani ben prima della Seconda guerra mondiale. Anche se poi, a ben guardare, il nostro cinema e la nostra musica li hanno influenzati. Non possiamo eliminare il colonialismo culturale: adesso è tutto globalizzato, basta guardare Stranger things o il K-pop. Abbiamo il melting pot ma restiamo pur sempre colonizzati”.

Non ci sarà con lui Dj Jad (“Con lui lavorare è sempre un piacere, ma gli Articolo 31 non sono messi da parte”) e non risponde sul rapporto e le vecchie litigate con Fedez: “Oggi una domanda su un personaggio così crea engagement, ma non voglio parlare di lui e non voglio prestarmi a questo gioco. Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto”. Il cantante in passato ha raccontato i suoi periodi di buio tra droghe, alcol e depressione: “Dopo la fine degli Articolo 31 musicalmente ho temuto. Ci ho messo un bel po’ per riemergere nel mainstream. Avevo anche paura di essere troppo vecchio, l’età in questo mondo conta tantissimo, per la sintonia col pubblico che è giovanissimo”.

“Anche sul piano personale ero crollato. Ma in realtà la cosa più subdola è arrivata con la pandemia: pensavo di stare bene, ma in realtà ero depresso, non capivo più niente. Uso una metafora: non coglievo più il significato dei film. E avevo rotto molti rapporti. In più avevo un bambino e non sapevamo più se il mondo sarebbe tornato quello che conoscevamo. Con la droga almeno sai a chi dare la colpa. Oggi i ragazzi sono molto attenti alla salute mentale, noi eravamo abituati a non fermarci“, conclude J-Ax a Repubblica.

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