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“Mio papà soffriva di depressione, è una cosa che temo molto. Mia mamma invece era molto ansiosa e mi ha trasmesso l’ansia”: le confessioni di Nicola Savino a Ciao Maschio

Il conduttore si racconta su Rai 1: l’ansia ereditata, il timore della depressione, l’infanzia solitaria e il rapporto con il padre

di Redazione FqMagazine
“Mio papà soffriva di depressione, è una cosa che temo molto. Mia mamma invece era molto ansiosa e mi ha trasmesso l’ansia”: le confessioni di Nicola Savino a Ciao Maschio

“Ho una vena di malinconia che tengo a bada”. Nicola Savino parte da qui per raccontarsi a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo nella puntata andata in onda sabato 17 gennaio su Rai 1. L’attore spiega la sua storia familiare: “Avendo avuto un papà che ha sofferto di depressione, è una cosa che temo molto”. E aggiunge un altro tassello: “Avevo una mamma molto ansiosa. Quell’ansia me l’ha trasmessa”.

Il racconto si sposta poi all’infanzia, che definisce “solitaria“, trascorsa spesso da solo, tra giochi e costruzioni: “Stavo in cameretta, con i Lego”, ricorda. Il motivo principale era l’assenza del padre, legata al lavoro: “Mio papà era un ingegnere, lavorava sui pozzi petroliferi”, racconta. Un impiego che comportava però lunghi periodi lontano da casa: “Io ero sempre senza il papà”. Alla domanda diretta di De Girolamo — quindi avevi un papà assente? — Savino risponde senza polemica: “Diciamo di sì. Per motivi di lavoro. Una cosa che un bambino capisce poco“.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda gli ultimi momenti di dialogo con il padre. Savino ricorda una domanda che gli fu rivolta poco prima della morte: “Sono stato un buon padre?”. La risposta, racconta, fu immediata e senza esitazioni: “No, tu sei stato un padre meraviglioso“. Un confronto che per Savino ha avuto un valore decisivo: “È importante dirsi le cose”, sottolinea, lasciando intendere quanto quel dialogo abbia chiuso un capitolo rimasto aperto per anni. Nel racconto trova spazio anche il lato più leggero, quando Savino parla degli anni da dj e smonta uno stereotipo diffuso: “Ho avuto poche, pochissime donne. Sono stato un dj atipico“, dice. E con un sorriso aggiunge: “Un bravo guaglione. O almeno mi dipingo così”.

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