Come fare per avvicinare i bambini al linguaggio Lis? Ancora oggi si pensa che la disabilità sia qualcosa da temere, specialmente nei bambini, in quanto il linguaggio comunicativo non è quello standard. Infatti ci sono linguaggi che ancora oggi sono poco conosciuti e poco utilizzati, soprattutto nei bambini, tra questi il linguaggio Lis.
Che cos’è la LIS – Lingua dei Segni italiana? La LIS, acronimo di Lingua dei Segni Italiana, è una lingua utilizzata dalla comunità sorda come mezzo di comunicazione, basata sul movimento delle mani, unito ad espressioni facciali e postura. La LIS può essere utilizzata anche in musica per esprimere le parole delle canzoni, rendendole accessibili alle persone sorde. Avvicinare i bambini a questo linguaggio può essere interessante sia dal punto di vista
dell’inclusione e dell’integrazione, ma anche trovare una nuova forma comunicativa innovativa come lo è la Lis. Tale linguaggio non è altro che uno strumento indispensabile per superare le barriere ed entrare in contatto con chi è definito “un bambino speciale”.
Come Giulio un bambino capace di fare fischi potentissimi e proprio per questo ammirato da tutta la scuola. Peccato che il Re dei fischi, così definito, non può sentirli in quanto affetto dalla sordità. A scuola di Giulio infatti tutti conoscono questo “linguaggio segreto” così definito, una sorta di mezzo potentissimo tanto da trasformare i suoi compagni dei piccoli 007.
Un linguaggio che suscita persino un pizzico di curiosità, ma che sicuramente non emargina nessuno e rende uguali tutti, non solo nel contesto scolastico, ma anche fuori al parco o a casa. Insieme, si impara a conoscersi andando oltre le parole e scoprire che «molti “suoni” è possibile “sentirli” anche senza orecchie».
Se parli ad un uomo in una lingua che può comprendere, avrai la sua attenzione. Se parli ad un uomo nella sua lingua, avrai il suo cuore diceva Nelson Mandela, infatti un bambino che si avvicina alla lingua LIS sarà un adulto più inclusivo e dotato di una sensibilità disarmante, pronto all’integrazione e al senso di comunità, in un mondo che senza questi principi sarebbe un mondo perso.
Il viaggio intervista con Silvia Speranza
Un viaggio intervista con Silvia Speranza, l’autrice del libro edito da Buk buk per darci spunti e nozioni su questa tematica:
Un libro per bambini che parla della lingua dei segni (Lis). Come mai hai sentito l’esigenza di trattare questa tematica?
L’interesse è nato sin dai tempi universitari, poi ho avuto un prezioso incontro con Francesca, una ragazza che di professione fa l’interprete LIS nelle scuole. Francesca ha accompagnato una bambina sorda dalla scuola primaria fino alla fine del suo ciclo di studi. Ho avuto l’idea di coinvolgerla facendomi raccontare il suo lavoro e le implicazioni relazionali ed emotive tra lei, la bambina con sordità e la classe e così è nata l’idea di tradurre il testo del mio racconto in LIS, attraverso un video e a seguirne altri sui canali social, accessibile a tutti i bambini che voglio ascoltare storie.
Come approcciarsi ad un bambino con questa problematica? C’è inclusione tra i bambini?
È importante ricordare che quando si parla con una persona sorda è fondamentale parlargli di fronte. Se pensiamo al contesto scolastico poi, fondamentale è un approccio uno a uno o in piccoli gruppi, parlare uno alla volta, usare gesti che accompagnano la parola, utilizzare i segni se si conoscono, supportare le attività didattiche e ludiche con materiale visivo, abbinare alle parole e alle immagini i segni anche solo i più semplici (non necessariamente una frase intera in Lis) e i più usati nella quotidianità, facendo sì che li imparino e li interiorizzino anche i compagni. I bambini, si sa, imparano alla velocità della luce e se esposti alla dattilologia e alla LIS (con cartelloni appesi in classe ad esempio) diventeranno loro stessi il veicolo privilegiato di inclusione per il bambino/a sordo/a attraverso il gioco, la scoperta e grazie, ovviamente, alla guida di adulti altrettanto interessati e aperti a nuove forme comunicative.
Cosa possono fare i genitori/gli adulti per favorire un ambiente inclusivo dove tutti si possano sentire accettati e accolti?
I genitori e più in generale gli adulti di riferimento dovrebbero favorire momenti di incontro e socializzazione tra i bambini: feste di compleanno, attività sportive ed extrascolastiche, il ritrovarsi al parco giochi dopo scuola o nei giorni di festa… è l’incontro che permette lo sviluppo di relazioni. I bambini riescono a superare barriere che a noi adulti sembrano a volte invalicabili, la loro modalità di comunicazione viaggia attraverso il gioco e per loro la parola ha una dimensione diversa se non minore rispetto al mondo adulto. Gli adulti devono creare le occasioni di incontro, un ambiente aperto all’accoglienza… al resto ci pensano i bambini!
Pensi che nelle scuole ci sia bisogno di insegnare ai bambini il linguaggio Lis?
La LIS è una lingua e come per tutte le altre lingue L2, con il suo apprendimento, permette un’apertura emotiva e culturale verso l’altro e verso la diversità come occasione di crescita.
La LIS, in particolare, attraverso la gestualità, la prossemica e le espressioni del viso permette di centrare la comunicazione sull’aspetto più espressivo e più “fisico” dell’interazione interpersonale, favorendo quindi un approccio empatico con l’altro e questo vale per tutti i bambini. Personalmente credo quindi che la sua introduzione nelle programmazioni curriculari delle scuole, al pari dell’inglese o di un’altra lingua, sarebbe un valore aggiunto per tutti, al di là di ogni singola specificità di ognuno perché permette di parlarsi attraverso altri canali comunicativi diversi dalla voce. Questo significherebbe avere una figura all’interno dell’istituto scolastico formato in LIS che possa a sua volta formare altri insegnanti e che guidi il percorso di conoscenza della LIS. Questo significherebbe un investimento economico nella scuola anche in questa direzione che porterebbe però, a lungo termine, notevoli benefici in termini di competenze comunicative e relazionali negli adulti di domani.
Perchè viaggiare con “Fischia”?
Fischia! prima di tutto è un racconto di amicizia e di voglia di riscatto, dove anche il bulletto di turno viene costretto da una sfida ai rigori a guardare la realtà con occhi diversi. È una narrazione semplice, vicina alla realtà dei bambini e delle bambine che li accompagna a conoscere cosa sia la LIS, la sua bellezza e anche il suo mistero. Giulio, il protagonista, verso la fine del libro segna ai compagni una frase molto importante: INSIEME STIAMO BENE. È questo il messaggio centrale della storia: insieme si può fare.
Fischia!
di Silvia Speranza
illustrazioni di Ilaria Pasqua
Editore Buk buk, Età di lettura: da 7 anni