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“Non ho mai visto un Ufo ma credo negli alieni, esiste un’altra dimensione”: parlano Holly Hunter e Paul Giamatti

Nel nuovo spin-off Starfleet Academy l’attrice premio Oscar torna alla fantascienza. Con Paul Giamatti riflette su vita extraterrestre, empatia e perché Star Trek resta attuale dopo 60 anni

di Redazione FqMagazine
“Non ho mai visto un Ufo ma credo negli alieni, esiste un’altra dimensione”: parlano Holly Hunter e Paul Giamatti

Non ho mai visto un UFO, ma forse esiste in un’altra dimensione”. Holly Hunter sorride mentre lo dice, ma non sta scherzando. È una convinzione che nasce da lontano, alimentata da una vita passata tra cinema d’autore e fantascienza, e che riaffiora oggi con Starfleet Academy, il nuovo spin-off di Star Trek disponibile su Paramount+, proprio nell’anno in cui il franchise celebra i suoi 60 anni. Hunter è la protagonista della serie: interpreta Nahla Ake, cancelliera e capitano della nave accademica U.S.S. Athena, chiamata ad addestrare la prima nuova classe di cadetti della Flotta Stellare da oltre un secolo. Un ruolo di comando, ma anche di ascolto e responsabilità, che l’attrice legge come una metafora profondamente umana. Parlare di Star Trek, per Holly Hunter, significa tornare all’infanzia: “Papà mi tritava il ghiaccio per il succo d’uva e insieme ci sedevamo sul divano a guardarlo in tv”, racconta a Leggo.

Accanto a lei, nel nuovo spin-off, c’è un altro premio Oscar: Paul Giamatti. Anche per lui Star Trek è legato al padre: “Non sono uno che cita le battute a memoria – e chi lo fa un po’ mi spaventa – ma anch’io dai 7 anni in su vedevo la serie con papà”, spiega a Leggo. E aggiunge che Spock ha avuto “un grande impatto” nella sua crescita: “In quanto creatura piena di traumi, parlava di paura e di senso di appartenenza, temi che sentivo vicini”. Per Holly Hunter la forza di Star Trek non sta solo nello spazio o nella tecnologia: “La fantascienza è una metafora potentissima”, dice, “che affonda le sue radici nei conflitti raccontati da Eschilo, Sofocle, dai greci, dai romani e da Shakespeare”. Il dramma, secondo l’attrice, nasce sempre dai momenti di cambiamento e dall’evoluzione che ne deriva. “In Star Trek si parla di guerre globali, galattiche. È questo che lo rende sempre attuale”.

Un’idea condivisa da Giamatti, che vede nella nuova serie il suo vero punto di forza. “L’asso nella manica è l’empatia”, sottolinea, insieme alla capacità di ascolto. Hunter la definisce “accettazione attiva dell’altro e dei suoi sentimenti”. I cadetti della Starfleet Academy sono adulti, spiega, “hanno piena libertà, ma esistono confini e limiti, per la loro stessa sicurezza”.

Entrare ufficialmente nell’universo di Star Trek ha anche un lato ludico: “La fantascienza è un territorio creato dagli appassionati”, osserva Giamatti. “E ora posso legittimamente partecipare a una convention di fan”. Subito dopo ammette una certa apprensione: “Mi terrorizza essere sfidato da chi ne sa tantissimo e può mettere in discussione il mio lavoro”. Il ritorno nello spazio ha riacceso anche le domande più antiche. Holly Hunter è cauta: “Non ho mai visto un UFO”, precisa, “ma forse esiste in un’altra dimensione”. Paul Giamatti è più netto: “Io credo nella vita aliena. Sarebbe folle pensare che non esistano altre forme di vita in un universo tanto vasto”.

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