Sorrentino e la politica. - 5/6
Sarebbe davvero importante smettere di chiedere, sperare, intravedere, nel cinema di Sorrentino qualcosa di politico, inteso come segni e simboli, parole e aforismi, che significano direttamente qualcosa sul reale partitico dell’Italia o del mondo di oggi. Ci andò vicino con Il Divo, scatenando le firme internazionali per un nuovo corso grottesco e metaforico corso alla Elio Petri; e ancora più vicino con Loro, con le firme internazionali intente a leggere in Berlusconi la trasversalità dell’inchiesta, del documento, della verità. Nulla di più fuorviante. Quando negli anni settanta si faceva un cinema “politico”, un Todo Modo, per dire, il nemico tra le righe del grottesco era la mefitica DC, contenitore dei peggiori mali del pianeta; mentre oggi l’allure democristiana di un De Santis diventa comunque pietra di paragone di una positiva moderazione, di una scelta democratica, di esempio da ammirare. Le lotte cambiano e il cinema pure. Anche se potere e potenti sembrano sempre incredibilmente gli stessi.