Sorrentino e le donne. - 4/6
Ora che è tornato ad osservare ombelichi maschili, dopo le pance degli arzilli vecchietti di Youth – Harvey Keitel e Michael Caine – quella piuttosto anzianotta di Mariano De Santis, Sorrentino trascinerà e convincerà tutte quelle fanciulle che sono andate a vedere Parthenope? Il rapporto di Sorrentino con il gentil sesso, in sala e soprattutto in scena, è alquanto bizzarro. Se non ci fosse stata la sirena con sigaretta tra le carnose labbra di Celeste Dalla Porta, il suo cinema sarebbe il deserto delle femmine. Nella scrittura di Sorrentino, un po’ come nell’epica felliniana, non esiste un vero contraltare femminile alla lunga sequela di maschi dimessi, tristi, disillusi. Qualche apparizione di contorno (Ferilli, Saponangelo, Chiatti), una specie di eterea femme fatale (Olivia Magnani, toc toc dov’è finita?) poi il vuoto. La Grazia, in questo, non cambia direzione e afflato. Puro Sorrentino touch.