Tra i tanti posti strambi dove consumare un rapporto sessuale, una coppia ha avuto l’ardire di scegliere come alcova una macchina per risonanze magnetiche. Era il 1991 e Ida Sabelis e il suo fidanzato Jupp accettarono la sfida in nome della ricerca. Il curioso esperimento fu ideato dal loro amico, lo scienziato olandese Menko Victor “Pek” van Andel, che voleva vedere cosa succedesse realmente all’interno del corpo durante l’amplesso. I risultati costituirono una novità assoluta in campo medico e divennero il pezzo forte di un articolo del British Medical Journal (BMJ) pubblicato nel 1999.
A oltre 30 anni da quel giorno, Ida ha condiviso qualche riflessione durante una chiacchierata nel podcast “What Was It Like”: “Questa è stata una delle prime macchine per la risonanza magnetica in assoluto, quindi scattare le foto ha richiesto un po’ di tempo – ha spiegato la donna -, C’era un ordine dalla sala controllo di mantenere la posizione per, non so, un minuto. Quindi è stato esilarante in questo senso”.
La posizione però non era delle più comode. Ida, oggi professoressa di antropologia organizzativa alla Vrije University di Amsterdam, ha spiegato che il piano originale era di catturare immagini nella posizione del missionario. Lo spazio angusto all’interno del macchinario, li costrinse tuttavia a escogitare un altro piano. “Jupp e io ci siamo infilati in quella macchina e abbiamo iniziato a fare le nostre cose. Non è stato romantico, è stato più un atto d’amore e una performance. Per fortuna non siamo diventati claustrofobici”.
La donna, che è ancora legata a Jupp, aveva già spiegato in altre occasioni di aver partecipato all’esperimento in quanto appassionata dei diritti delle donne e voleva contribuire a migliorare la comprensione del corpo femminile in medicina. Vedere le immagini per la prima volta è stato illuminante. “Quando le ho viste ho pensato, ‘Aww, ecco come ci incastriamo’”, ha dichiarato a Vice nel 2019.
La coppia aveva optato per la posizione a cucchiaio durante l’esame, spiegando che quella del missionario “è una posizione che per me non produce quasi nessuna eccitazione”. Ma quali sono state le due scoperte più importanti dell’esperimento? Che le vagine non sono dritte e che i peni possono piegarsi per adattarsi alla curvatura naturale dell’organo femminile. Le scansioni del rapporto tra Ida e Jupp hanno infatti rivelato che un pene eretto può assumere la forma di un “boomerang”, ovvero può piegarsi verso l’interno per adattarsi alla forma del corpo della donna, senza causare alcun dolore all’uomo. Si tratta di scoperte che hanno messo in discussione le convinzioni risalente al XV secolo che l’organo maschile entrasse in maniera dritta nella vagina di una donna e altrettanto dritto ne uscisse, e che le vagine avessero una forma cilindrica.
(Foto British Medical Journal – BMJ)