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Cosa hanno in comune Taranto e Matera? Viaggio tra Sassi, Magna Grecia e due mari, dalle radici archeologiche al Mediterraneo di oggi

Matera e Taranto, due città diverse con un'origine comune: la Magna Grecia

Testo di Antonella Zangaro
La Città Vecchia - 3/3

La Città Vecchia - 3/3

La corsa al recupero della “Città Vecchia”, quella risalente ad almeno 2700 anni fa e che fino agli anni ’80 era inaccessibile, non è ancora finita. Antichi e bellissimi palazzi nobiliari si guardano disegnando stradine strette al di là del ponte Girevole, in un’isola che si ricongiunge alla terraferma attraverso l’altro ponte, quello di Pietra.
Tutto parte dalla piazza con le tre colonne del tempio di Poseidone, le colonne doriche della lontana Magna Grecia, oggi rifugio placido di una colonia di gatti in cerca di ombra, pace e cibo garantito da qualche anima generosa.
Di fronte si staglia la fortezza bizantina del Castello Aragonese che gli uomini della Marina Militare sono felici di presentare ai visitatori in giri guidati gratuiti che vanno avanti fino a tarda notte. Il tempo e gli ammodernamenti successivi hanno sacrificato uno dei suoi bastioni, ma lo skyline che regala all’alba e al tramonto è sempre uno spettacolo.

Il ponte girevole, che si lascia alle spalle la città “nuova” per immettersi nell’isola circoscritta dai Due Mari, fu edificato alla fine del 1880, era in legno, salvo poi essere sostituito nel 1958 dall’attuale struttura in ferro che si apre diagonalmente per permettere di attraversare il canale navigabile ricavato nel 1481, per proteggere l’insediamento urbano dagli assalti delle popolazioni turche.
Nell’Isola ci sono nuovissimi b&b che hanno riportato in vita alcune strutture rimaste fatiscenti per anni, come i palazzi dai maestosi portoni di legno sovrastati da effige nobiliari sgretolate come le pietre di tufo che li ricoprono. Dai balconcini si calano i panni stesi così come i cestini in vimini per la spesa e la gioia dei turisti che possono scattare foto. Ci sono negozi di antiquari e baretti che hanno riaperto la via agli antichi ipogei che scendono verso il mare e locali dove mangiare pesce fresco, purea di fave o le pucce tipiche pugliesi.

L’atleta spartano nella città Nuova

Passeggiando per le strade della città nuova, invece, le cozze tarantine si vendono davanti ai semafori, nei secchi di plastica con l’acqua di mare. Anche qui è possibile imbattersi nelle memorie dell’antica Sparta. E’ proprio in una stradina che taglia via Cesare Battisti che, un murales moderno ritrae un atleta dall’antica Grecia dal corpo scolpito, lì tra fornai che vendono focacce calde con i pomodorini e friselle e orecchiette al grano duro e bar dove ci si scambia ancora la vita in un ritmo fatto di dialetto e tanta tradizione.

Per cogliere l’essenza e la storia di questa città bisogna perdersi nelle sue strade, sentire il profumo dei due mari e dei rovi, perchè Taranto, dalle glorie della Magna Grecia ad oggi, ha goduto del suo mare bellissimo, ma si è anche profondamente ferita con le sue spine.

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