A Matera con Demetra - 2/3
Attraversando gli archi che a Matera conducono alle grotte e alle chiese rupestri, ci si imbatte in un’opera di archeologia sperimentale di recente inaugurazione. Una esperienza immersiva che riporta indietro ai tempi della tragedia greca, lasciando spazio anche al lato comico del pensiero dei filosofi classici. Accolti dalle note di aulos e oboe, si entra al Moiseyon, il “rifugio culturale abitato” nel cuore della città dei Sassi.
Bisogna lasciare gli abiti e le abitudini contemporanee, una volta entrati, e ci si deve immergere senza esitazioni nel mondo che fu di Sparta e Atene. La struttura non è realmente né un hotel, né un museo, ma le due cose insieme. L’architettura ipogea è costellata di memorie archeologiche che scandiscono i rituali mediterranei di quell’epoca. I giovani che, in abiti da antichi greci, si spostano tra le grotte del Moiseyon sono studenti di musica, in grado di suonare la Lira a sette corde, di danza antica, di antropologia e filologia; tutti lavorano nella struttura ricettiva per portare avanti i loro studi e partecipare a simposi, anche internazionali.
Ogni oggetto, ogni tessuto è riprodotto come quello che si trovava nel 600 AC; gli ospiti sono invitati a indossare tuniche e dimenticare i cellulari, il volume è basso e il dialogo è pura ricostruzione storica.
Il santuario delle acque
I mosaici del sito Caulonia avvolgono le piscine dedicate a Persefone e Demetra, dea legata a Matera. Il pomeriggio, i giovani studenti di arti e letteratura, vestono i panni dei personaggi mitologici per dare loro voce accompagnando gli ospiti in un viaggio nelle leggende e nella storia della cultura classica. Le pareti di roccia sanno di acqua e i riti sono lenti.
Il Sasso Barisano sta fuori dalle finestre delle stanze neolitiche, sobrie e minimaliste, senza fronzoli né lussi. Tutto è legato alle rocce che hanno scritto addosso il passare del tempo che in questo museo vivente vuole riavvolgere il nastro, al di là della tradizione contadina e delle case nelle grotte che hanno reso Materna celebre, oggi.
Taranto, la città dei due Mari dai Greci ai Bizantini
Taranto raccoglie lo splendore delle sue antiche origini dentro al Marta, il Museo Archeologico Nazionale.
La collezione degli Ori di Taranto, unica nel suo genere e di tutti i pezzi risalenti all’epoca greco-romana e bizantina si accompagnano a reperti del Neolitico in quella che fino all’800 era stata la sede del Convento dei Frati Alcantarini.
La città che si prepara ai giochi del Mediterraneo del 2026, ancora conserva quel tratto spartano, che amava lo sport ma qui, tra i due mari si trasformava ne “la Molle Taranto”.
Dalla passeggiata tra le palme sul suo lungomare, dove è stato recuperato un breve sotto vialetto che sa di macchia mediterranea, si arriva diretti ai 60 km di spiagge sovrastate dalle dune di sabbia bianca della litoranea salentina che scende verso la più nobile Lecce.
Eppure, anche l’urbanistica tarantina offre una strada centrale lastricata di basoli lucidi e palazzi eleganti dai soffitti alti e balconcini che qua e là offrono le tipiche pigne portafortuna sul corrimano.