È il tufo a custodire le memorie della città di Matera, patrimonio Unesco dal 1993. Il bianco ingiallito è il suo colore, spennellato di verde, colline e arbusti che in estate bruciano al sole mentre in autunno si rendono tenui. Matera è morbida come il saliscendi di boscaglia che sa di caccia e pastorizia tra le distese che la circoscrivono, cullandola sul suo promontorio. Tutto intorno ci sono i muretti di sassi e gli alberi di fichi qua e là tra i filari di ulivi.
Pitagora viveva poco distante, a Metaponto, dove il ricordo della Magna Grecia è forte e scolpito nei profili della città ed arriva fino a Policoro dove esiste il Museo Archeologico Nazionale della Siritide.
Una grande raccolta di reperti, recuperati durante gli scavi condotti da Domenico Ridola, oggi sono esposti al Museo Nazionale a lui intitolato. Qui è possibile conoscere la storia più antica di questo territorio, dal Paleolitico inferiore al Neolitico; qui, selci, intagli di pietra, vasi, antiche armi e urne cinerarie parlano della disputa continua tra le antiche popolazioni che cercavano di conquistarsi le sue fertili terre comprese tra i fiumi Agri e Sinni.