Mattarella all’Onu: “Rafforzare il disarmo nucleare, inaccettabili allusioni all’uso di armi di distruzione di massa”
Un monito contro il rischio di escalation nucleare, per il momento soltanto verbale. È quello lanciato oggi da Sergio Mattarella, che è intervenuto alle Nazioni Unite a Vienna. “Il quadro geopolitico che abbiamo di fronte, dalla perdurante guerra di aggressione russa all’Ucraina, alla crisi in Medio Oriente, all’instabilità in diverse aree del continente africano, spesso associata a drammatiche crisi umanitarie, richiede con tutta evidenza un sostegno attivo alle Nazioni Unite, non certamente il suo smantellamento. Penso, ad esempio, all’esigenza di rafforzare – e non demolire – l’architettura relativa al disarmo e – ha aggiunto il capo dello Stato – alla non proliferazione delle armi nucleari, in una fase storica in cui, invece, assistiamo a inaccettabili allusioni all’impiego di armi di distruzione di massa”, ha detto il presidente della Repubblica. “L’Onu può adempiere al suo mandato di garante della pace internazionale solo se gli Stati che ne fanno parte le consentono di farlo. E, tuttavia, le Nazioni Unite restano, pur con tali limiti, uno straordinario, insostituibile strumento di pace e di stabilità, che sarebbe irresponsabile indebolire”.
A questo proposito il capo dello Stato ha detto che “la recente riforma varata dal Segretario Generale Guterres è stata avviata per fornire risposta a questa richiesta di maggiore efficacia. Si tratta di un passo nella giusta direzione che, comunque, sollecita a una riflessione più ampia sugli stessi meccanismi decisionali dell’Onu, a cominciare del Consiglio di Sicurezza, la cui composizione – e i cui poteri in capo ai membri permanenti – riflettono il mondo del 1945″.
Mattarella ha ricordato che “nello stesso momento in cui nasceva l’Onu, l’Italia intraprendeva il percorso per dotarsi di una nuova Legge fondamentale, la Costituzione repubblicana del 1948, fondata su valori che coincidono con quelli della Carta di San Francisco e della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo“. Il presidente ha aggiunto che “in quel testo i padri Costituenti italiani, con grande lungimiranza, indicavano espressamente – ha aggiunto il capo dello Stato – la strada per una partecipazione italiana alle organizzazioni internazionali. Su queste basi, di piena adesione a un sistema valoriale, la Repubblica Italiana poté accedere alle Nazioni Unite nel 1955, lo stesso anno della Repubblica d’Austria. Da allora l’Italia, con convinzione, si è fatta protagonista di campagne per la promozione di valori universali, ospitando sul suo territorio importanti strutture dell’Onu”. Da allora le Nazioni Unite “sono state protagoniste di progressi decisivi, dalla decolonizzazione al sostegno allo sviluppo sociale ed economico di miliardi di persone, dagli interventi per il mantenimento della pace alla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Oggi l’Onu continua a essere la cornice di riferimento fondamentale per affrontare sfide che travalicano i confini nazionali: la promozione di una agenda condivisa per la preservazione del nostro pianeta, le sfide poste dall’intelligenza artificiale, la tutela della salute globale, solo per citarne alcune”.
L’inquilino del Quirinale ha richiamato l’attenzione della platea “sull’importanza che l’Italia attribuisce a tre anniversari che ricorrono in questo 2025: 80 anni dalla fondazione delle Nazioni Unite; 70 anni dall’accesso dell’Italia all’ONU; 25 anni dalla firma della Convenzione Onu contro la criminalità organizzata transnazionale, la cosiddetta Convenzione di Palermo, che fa parte dei miei ricordi per esservi stato presente. Illustrazione evidente, ove ve ne fosse bisogno, dell’alto valore rappresentato dalla diplomazia multilaterale e dalla costruzione, paziente e ordinata, di istituzioni internazionali chiamate a promuovere il progresso dell’umanità”. A questo proposito, Mattarela ha detto che “restano impressi nella memoria collettiva, tra gli altri, i sanguinosi attentati del 1992 che costarono la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e, insieme a loro, ai valorosi e coraggiosi agenti delle loro scorte. Falcone e Borsellino – che ho avuto il privilegio di conoscere e sovente frequentare – avevano inferto alla mafia – ha ricordato il presidente – colpi di grande efficacia e di successo, disvelandone percorsi finanziari, collegamenti e debolezza sociale. Era l’inizio di una stagione connotata da nuove tecniche investigative: esemplificativo il metodo del sequestro e utilizzo a fini sociali delle ingenti risorse della criminalità organizzata. Quegli attentati furono l’atto finale di una mafia tracotante, che si riteneva capace di sfidare lo Stato e ne fu, invece, sconfitta”.