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Ecco la contromanovra Avs: sanità, casa, welfare. Non smetteremo di gridare “tax the rich!”

Meloni si dice “fiera” dell’ultima legge di bilancio. Peccato che la parola d’ordine che ha sbandierato – “stabilità” – faccia rima con “austerità”
Ecco la contromanovra Avs: sanità, casa, welfare. Non smetteremo di gridare “tax the rich!”
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La manovra del governo non è un atto di responsabilità, ma una scelta di classe. Si veste di stabilità per mascherare il taglio dei servizi, i salari prosciugati e le risorse pubbliche consegnate alle rendite di guerra e fossili. Mentre milioni rinunciano alle cure e pagano affitti insostenibili, chi ha di più continua a guadagnare sempre di più: noi di Avs rispondiamo con una contromanovra che riorienta le risorse verso sanità, casa, trasporti e welfare, colpendo chi ha lucrato sulla crisi e ristabilendo la giustizia fiscale che la Costituzione esige.

Avs lancia la contro-manovra: 1% ai super-ricchi per il 99% del Paese

Ancora una volta, di fronte alla ricetta regressiva e depressiva del governo, abbiamo proposto una contromanovra. Subito ha fatto rumore, ha provocato scandalo, come le nostre proposte sull’abitare, che osano coinvolgere anche i privati nella gestione dell’emergenza abitativa e puntare il dito sulle amministrazioni di destra, che hanno lasciato l’edilizia pubblica all’abbandono.

È il segno dell’allergia della maggioranza e dell’establishment ai principi di solidarietà, che pure sono al cuore della nostra Costituzione. Segno di quanta strada abbia fatto un senso comune liberista, individualista e anti-solidale, che tuttavia – credo – è molto meno condiviso di quanto si pensi.

Meloni si dice “fiera” dell’ultima legge di bilancio. Peccato che la parola d’ordine che ha sbandierato – “stabilità” – faccia rima con “austerità”: come altro potremmo definire quei tagli ai ministeri e agli enti locali per i prossimi tre anni, pari a oltre 12 miliardi di euro? La stessa entità modestissima della manovra (18,7 miliardi) è un altro effetto del patto di stabilità. Ed è la base per la distruzione del Welfare e un aumento delle tasse.

Tassa di solidarietà su grandi patrimoni, difesa, energia e banche: la nostra sfida a Meloni

Il taglio dell’Irpef – i dati Istat lo hanno certificato, ma era già chiaro – si rivela un regalo ai più ricchi e una misura che, nei fatti, aumenta le disuguaglianze: ai redditi da 28mila euro arriva l’equivalente di un caffè al mese, a quelli da 200 mila euro oltre 400 euro. Tutto questo, mentre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta: il 9,8% della popolazione.

Intanto, mentre il governo festeggia, i conti in ordine sono pagati da lavoratori dipendenti e pensionati, che hanno subito il drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef all’inflazione. In sostanza, il gettito del cosiddetto “fiscal drag” (25 miliardi) è stato utilizzato per generare maggiore austerità, ma allo scopo di alimentare l’economia di guerra.

Già, perché attivare già dal 2026 la clausola di salvaguardia è la premessa per finanziare la corsa al riarmo: il governo spera di rientrare dalla procedura europea per deficit eccessivo e, già dalla prossima primavera, avviare il maxi-aumento del 5% del Pil delle spese militari voluto da Trump e dalla Nato.

E così, vediamo in manovra 2,4 miliardi sulla sanità trionfalmente esibiti, ma in realtà insufficienti e al di sotto rispetto alla media Ue. La realtà è che, in rapporto al Pil, la quota destinata al Fondo Sanitario Nazionale passerà dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi scendere nuovamente al 6,05% nel 2027 e precipitare al 5,93% nel 2028. In un Paese in cui, nel 2024, quasi 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi.

Il Piano Casa di Salvini è uno spettro che si aggira solo nella sua testa (anzi no), ma intanto in manovra non c’è un euro. Invece progressivamente si sono azzerati Fondo affitti e Fondo per la morosità incolpevole. Sugli affitti brevi abbiamo combattuto e aperto un varco, dicendo una cosa semplice: chi ha due, tre, quattro case non può pagare come chi ne ha solo una. Perciò serve abbassare la cedolare secca per chi propone affitti a uso abitativo a canone concordato e abolirla per chi ha più di due immobili e dovrebbe semplicemente essere tassato in base all’Isee. Eppure, la maggioranza continua a litigare, mentre prepara con grande dispiego di propaganda un decreto antisfratti.

Così, al cospetto del Meloni-pensiero, le nostre proposte fanno scalpore.

Trenta miliardi dall’1% più ricco: una manovra per equità sociale

Per esempio, una tassa di solidarietà sulle imprese degli armamenti e sulle imprese energetiche fossili, ossia quei soggetti che hanno beneficiato di rendite straordinarie grazie alla guerra e alla crisi.

Eppure, noi lo diciamo da sempre: ci siamo candidati in Parlamento proponendo un piano di redistribuzione dei sussidi fossili per la transizione e una riforma strutturale della fiscalità energetica per ridurre a zero la povertà energetica.

E vogliamo stralciare il delirante progetto salviniano del Ponte sullo Stretto, perché quei 5,8 miliardi possono essere investiti in 60 km di metropolitane, 140 km di tramvie, 4500 autobus e treni regionali.
E chiediamo – ancora come da anni – un contributo dalle grandi ricchezze. Un contributo che colpirebbe pochissimo e pochissimi: l’1,3% sull’1% più ricco (soggetti che possiedono più di 6 milioni di euro); ma sarebbe in grado di generare tanto per tanti: 26 miliardi l’anno in grado di mettere in salvo sanità, scuola e welfare. Innanzitutto, tagliando quelle liste d’attesa che hanno espulso milioni di persone dal Servizio Sanitario Nazionale.

Meloni ha già chiarito che, fino a quando sarà al governo, nessuna patrimoniale vedrà la luce. Non avevamo dubbi, sappia però – visto che il consenso le interessa più di ogni altra cosa – che l’84% degli italiani si dice favorevole all’introduzione di un’imposta sui super patrimoni e ritiene giusto redistribuire la ricchezza.
Ebbene, noi non smetteremo di gridare “tax the rich!”. Perché in questo Paese continuano a crescere i super ricchi da un lato e la povertà assoluta e il lavoro povero dall’altro. E questo è l’unico scandalo.

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