Beauty e Benessere

La nuova ossessione beauty può rovinare la pelle? Gli esperti spiegano pro e contro del Gua Sha, la moda delle pietre di giada

Un antico rituale diventato tendenza: come le pietre di giada e quarzo aiutano la circolazione e il benessere della pelle

di Lucia Cuffaro
La nuova ossessione beauty può rovinare la pelle? Gli esperti spiegano pro e contro del Gua Sha, la moda delle pietre di giada

Una mano che scivola sul contorno del viso, un piccolo strumento levigato, la pelle che sembra distendersi all’istante. È l’immagine che ha reso il Gua Sha, i roller e le pietre di giada protagonisti indiscussi della cosmesi contemporanea, una moda che promette benessere, luminosità e giovinezza senza bisturi né iniezioni. Ma quanto c’è di vero dietro a questa tendenza e quanto, invece, appartiene al fascino di un rituale che affonda le radici in tradizioni millenarie?

Il Gua Sha, il cui nome in cinese deriva da “gua” che vuol dire “raschiare, strofinare” e “sha”, cioè, “arrossamenti, febbre”, è un metodo che utilizza piccoli strumenti levigati per massaggiare la pelle con movimenti lenti e ripetuti. Le pietre di giada, spesso affiancate dal quarzo rosa, sono gli accessori più diffusi per questa pratica: fresche al tatto, levigate in forme ergonomiche, diventano strumenti di massaggio che scorrono lungo il viso o sul corpo, trasformando un semplice gesto in un rituale di cura. A questi si affianca anche il roller, il classico rullo con doppia testina, nato anch’esso in oriente, che permette di effettuare massaggi più ampi e delicati, spesso utilizzato in abbinamento a sieri e creme per potenziarne l’assorbimento.

Il Gua Sha nasce in Cina come tecnica di medicina tradizionale per stimolare la circolazione sanguigna e il flusso energetico. Originariamente veniva praticato con strumenti in legno o in pietra, con movimenti capaci di lasciare sulla pelle i segni di una stimolazione intensa. Nel contesto odierno la pratica è stata addolcita, trasformata in un rituale beauty che punta al rilassamento dei muscoli facciali, alla riduzione del gonfiore e alla luminosità. Le pietre di giada, di quarzo rosa ma anche di ametista e ossidiana nera, scorrono lungo le linee del viso promuovendo un drenaggio linfatico che molti utenti giurano capace di regalare subito un aspetto più riposato.

Non è un caso che dermatologi e ricercatori abbiano iniziato a interessarsi al fenomeno. Il contributo pubblicato sul Journal of Clinical Medicine col titolo “L’effetto del trattamento Gua Sha sulla microcircolazione dei tessuti superficiali: uno studio pilota in soggetti sani”, ha confermato che la stimolazione manuale del viso può effettivamente migliorare il microcircolo, con benefici visibili soprattutto in chi soffre di gonfiore o ritenzione. Tuttavia, non si tratta di miracoli: i risultati sono temporanei e richiedono costanza per essere mantenuti. A livello scientifico, non ci sono prove che il Gua Sha possa “ringiovanire” la pelle in senso stretto, ma esistono basi solide per attribuirgli un ruolo nel benessere cutaneo e nel rilassamento muscolare.

C’è poi il tema della pietra. Giada o quarzo rosa? Gli appassionati sottolineano proprietà energetiche diverse. Alessia Rosati, consulente olistica di Monterotondo, alle porte di Roma, le descrive così: “La giada come pietra della gioia interiore e dell’auto-realizzazione, il quarzo rosa come simbolo di apertura del cuore ai sentimenti, l’ametista come ponte con le nostre aspirazioni più profonde e l’ossidiana come richiamo al radicamento con la terra, all’energia sessuale e fisica”.

Accanto alla scelta della pietra, conta anche il rituale con cui la si utilizza. Rosati ricorda: “Prima di iniziare è fondamentale il lavaggio del viso. Poi consiglio di applicare un olio vegetale o un oleolito per far scorrere meglio la pietra e far rivivere la pelle in modo naturale. Secondo alcune tecniche, come il tapping, stimolando dei punti sul viso anche tutto il corpo ne beneficerà, ricevendo rilassamento, calma, benessere profondo, rilasciando stress e ansia.” Inoltre, anche la scienza riconosce il valore simbolico e psicologico che può avere un oggetto bello, fresco al tatto, di un materiale pregiato, che diventa parte di una routine di cura personale. A volte l’efficacia non sta solo nei dati di laboratorio, ma anche nella ritualità, nell’osservazione e nell’attenzione che si dedica a sé stessi. Alessia Rosati invita a guardare al Gua Sha con un approccio integrato: “Non si tratta solo di un trattamento estetico, ma di un’occasione per entrare in contatto profondo con il proprio corpo. Nel gesto lento c’è la possibilità di fermarsi, respirare e osservare come la pelle reagisce. Molti mi raccontano che, oltre ai benefici visibili, provano una sensazione di calma e radicamento. È una pratica che insegna la costanza e restituisce la consapevolezza di prendersi cura di sé in modo gentile. Il valore di un rituale che fa stare bene non va sottovalutato, soprattutto per l’effetto rilassante che produce. Per esempio, massaggiare la mandibola aiuta a sciogliere la tensione di chi soffre di bruxismo notturno. Per questo il Gua Sha è consigliato non solo alle donne, ma anche agli uomini”.

Ed è forse qui che si gioca il vero fascino del Gua Sha, dei roller e delle pietre di giada: in quell’equilibrio tra antica sapienza e moderna ricerca di benessere. Una moda, sì, ma con radici solide che raccontano di culture lontane, di gesti tramandati nei secoli e ora rielaborati in chiave contemporanea. “Un invito a rallentare, a osservare, a dedicarsi del tempo” come spiega Alessia Rosati. In un mondo che corre veloce, anche una pietra levigata che scivola sulla pelle può diventare un piccolo strumento di consapevolezza. E se nel frattempo il viso appare più disteso, tanto meglio: bellezza e benessere, possono camminare davvero insieme.

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