Ho sentito più politici italiani piangere Kirk che le vittime palestinesi. E non sono un terrorista
di Angelo Bianco
Negli ultimi tre giorni ho sentito più notizie sulle ragioni della morte atroce di un perfetto sconosciuto ai più, che non in due anni di atrocità su bambini, donne e uomini palestinesi, la cui morte rimane di una ragione sconosciuta a tutti.
Ho letto di un ministro della nostra Repubblica che versa lacrime sulla sua tomba, la Presidente del consiglio degli altri ministri gridare al pericolo del ritorno delle Brigate Rosse, e tutti insieme, fratelli, sorelle o semplici onorevoli di questo governo del merito, addirittura, evocare l’importanza delle parole.
Io sono un terrone, io ho memoria. Posso chiedere a ciascuno di lor signori, che oggi si elevano a paladini della libertà di parola, se, semmai, ne abbiano mai fatto un uso improprio, invocando, che ne so, l’aiuto catartico del Vesuvio, oppure rivolgendo ogni specie di offese a omosessuali, musulmani, immigrati o di colore diverso da quello che distingue un’italiana vera da una surrogata?
Io sono un papà, uomo e cristiano. Posso chiedere a ciascuno di lor signori se, semmai, abbiano mai pianto anche solo su una delle 20000 anime bianche innocenti trucidate, violentate, affamate?
Io sono un uomo di cultura. Sono andato a leggere alcune dichiarazioni di questo uomo, barbaramente ucciso, e ho stentato a credere che potessero essere dette, veramente, da chi si dice un uomo a chi, ascoltandolo, non può dirsi manco lui un altro uomo.
Sono contento che l’abbiano ucciso? Ovvio che no, io, però, non verserò per lui una sola lacrima di più se non quelle che sono per i figli che lascia senza il loro papà: sono allora un brigatista? No, ovvio che no, io però sono un uomo libero di dire che la morte di un pensiero disumano non ha lo stesso valore di chi non aveva ancora nessun pensiero se non quello di giocare con una bambola o con un trenino.