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Ultimo aggiornamento: 16:34 del 2 Febbraio 2025

Quando Meloni nel 2020 inveiva contro Conte sulla scorta. Floris: “Si fa concava e convessa come Berlusconi”. Bindi: “È anche peggio”

Rosy Bindi e Giovanni Floris commentano un filmato del 3 dicembre 2020, nel quale Giorgia Meloni contestò l'allora premier Giuseppe Conte per la vicenda della scorta per cui fu denunciato per peculato da Fdi. Il procedimento fu archiviato dal Tribunale dei ministri a marzo del 2021 - ll video
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“Questa capacità di Giorgia Meloni di essere concava e convessa a seconda della convenienza viene da Berlusconi“. Così il giornalista Giovanni Floris, ospite assieme all’ex ministra Rosy Bindi della trasmissione In altre parole (La7), commenta un video proposto da Massimo Gramellini, quando Giorgia Meloni il 3 dicembre 2020 improvvisò una diretta social dall’Aula della Camera per contestare con toni impetuosi l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accusato di aver usato impropriamente una conferenza stampa per rispondere sulla denuncia avanzata dalla parlamentare di Fratelli d’Italia Roberta Angelilli circa un presunto abuso della scorta.
Esattamente come nel caso attuale di Giorgia Meloni per la vicenda Almasri, il fascicolo contro Conte fu inviato al Tribunale dei ministri. Il 30 marzo 2021 il procedimento per peculato fu archiviato.
Floris ironizza sull’esposto di Fratelli d’Italia: “Nel caso di Conte, l’accusa era che la sua scorta avrebbe aiutato a far uscire da un supermercato la compagna. Diciamo che è una cosa diversa dal far uscire dal carcere un torturatore e riaccompagnarlo a casa“.

Bindi sottolinea che quello della Procura di Roma nei confronti di Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano è un atto dovuto: “Credo di aver letto bene la legge costituzionale, che peraltro è stata applicata parecchie volte. E nessuno ha fatto queste sceneggiate che abbiamo visto”.
Circa le similitudini tra Meloni e Berlusconi, l’ex presidente della Commissione Antimafia osserva: “Berlusconi si difendeva per i reati commessi quando era imprenditore. Secondo me, i paragoni col ’94 sono un falso storico, parliamo di cose che non c’entrano niente tra di loro e che sono completamente diverse. Le indagini nei confronti di Meloni, dei due ministri e del sottosegretario vertono su reati ministeriali, non su corruzione e frode fiscale come fu per Berlusconi. Quindi, da questo punto di vista, è anche più pericoloso“.
Bindi spiega: “Questo accade perché dentro la cultura della destra c’è una visione distorta del potere, neppure della democrazia. Per loro chi vince le elezioni può fare quello che vuole. E chi si contrappone, dall’informazione alle Autority fino ai magistrati, secondo la destra, va contro il popolo, perché verifica se l’azione di governo è conforme alla legge. E questo non è consentito se riguarda chi ha vinto le elezioni. Questa è la cultura della destra”.

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