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Dimartedì e la solita gag sulle pensioni: col calo demografico, non c’è sistema che tenga

Dimartedì e la solita gag sulle pensioni: col calo demografico, non c’è sistema che tenga
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di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Ho un piccolo scoop. Nella prossima puntata di Dimartedì andrà di nuovo in onda la gag Salvini-Fornero. Una gag più volta a santificare Fornero e tutto l’ambaradan turbo liberista di Monti, Draghi e dei suoi presidenti protettori (Napolitano e Mattarella) che a squalificare Salvini, che non ha bisogno di aiuto perché ci pensa da solo. Eppure l’argomento pensioni meriterebbe rispetto e verità, cosa che dalle citate gag non emerge dal 2011, quando Draghi con la sua lettere del 5 agosto dettò la linea al Parlamento (a proposito di pericoli per la democrazia!)

Le verità ignorate: “I pensionati italiani sono tra i più tassati in Europa: 30 per cento in più degli altri Paesi. Su un assegno da 1.500 euro da noi si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60”. All’epoca della riforma Fornero i giornalisti mainstream esaltavano il fatto che l’incidenza delle pensioni sul Pil in Germania era del 12%, in Italia del 16%. Ma considerando la spesa pensionistica netta in entrambi i paesi l’incidenza era uguale: 12%. Le riforme improvvise minano la fiducia nel sistema provocando evasione contributiva. Il rapporto tra il cittadino e la sua pensione dura 65 anni (43 di contribuzione e 22 di fruizione) e occorre dare a tutti il tempo giusto per adeguarsi ai cambiamenti.

La riforma non ha cambiato il sistema di finanziamento delle pensioni, da cui dipende la sua sostenibilità, ma solo il criterio di calcolo. La sostenibilità dipende dal rapporto tempo per tempo esistente tra occupati per il salario medio, fermo da anni, e numero di pensionati per la pensione media. Se vogliamo continuare a pagare le pensioni dobbiamo incrementare Pil, salario medio e occupazione e immigrazione per contrastare la demografia. Altrimenti non c’è sistema di calcolo che tenga.

Alcune pensioni sono coperte interamente dai contributi versati dai singoli fruitori, ma vengono trattate come spesa sociale. Le contribuzioni dovrebbero coprire solo questa tipologia di spesa pensionsitica. Mentre la solidarietà, come le pensioni di invalidità, dovrebbe essere a carico della fiscalità generale. Non si è mai voluto fare chiarezza su questa distinzione per poter fare cassa sempre sui soliti noti.

I giovani, con carriere instabili, lavori precari e buchi contributivi non avranno pensioni adeguate con la riforma Fornero. Non a causa di chi è oggi in pensione, ma per la carenza di una carriera contributiva e lavorativa adeguata. In base al sistema di calcolo della Fornero per una pensione sostitutiva sopra il 70% occorrono più di 40 anni di contribuzione continuativa.

La pensione complementare privata è meno vantaggiosa dell’Inps. I Fondi Pensionistici prevedono posizioni individuali e non c’è mutualità tra gli iscritti, che quindi non possono erogare direttamente le rendite perché non possono accollarsi il rischio finanziario e attuariale. Le rendite dovranno essere erogate da assicurazioni private. A parità di montante cumulato l’Inps darebbe una rendita di 1.000 euro al mese e una assicurazione privata, che deve coprire i rischi di impresa, quelli attuariali e finanziari oltre ai costi e all’utile di impresa, una rendita di soli 700 euro al mese. Vale anche per il Fondo dei Giornalisti.

La verità è che abbiamo da più di 30 anni un ceto politico e dirigente inadeguato, un sistema di imprese che sa solo beneficiare di favori pubblici e paga le tasse nei paradisi fiscali europei, vedi Elkann, e una mancata capacità di guardare lontano per contrastare il calo demografico e ridurre i deficit strutturali che ci impediscono di crescere e l’unica cosa che sanno fare i media è coprire questo ceto che sa solo fare cassa sulle pensioni.

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