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Corruzione Liguria, l’ex presidente del porto Signorini esce dal carcere e va ai domiciliari. Ok della gip all’incontro fra Toti e Salvini

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A più di due mesi dall’arresto, Paolo Emilio Signorini può lasciare il carcere genovese di Marassi per andare ai domiciliari. Lo ha deciso la giudice per le indagini preliminari del capoluogo ligure Paola Faggioni, accogliendo – con parere favorevole della Procura – l’istanza presentata dagli avvocati del manager 61enne, ex presidente dell’Autorità portuale di Genova ed ex amministratore delegato della multiutility Iren, da cui è stato licenziato per giusta causa nelle scorse settimane. Signorini è stato arrestato il 7 maggio con l’accusa di corruzione insieme al governatore della Liguria Giovanni Toti e all’imprenditore portuale Aldo Spinelli: è l’unico indagato per cui era stata disposta la custodia in carcere. Secondo l’accusa, Spinelli gli ha versato una lunga serie di utilità – tra cui 15mila euro in contanti per il matrimonio della figlia, soggiorni a Montecarlo e oggetti di lusso per la fidanzata – in cambio di provvedimenti favorevoli sulle concessioni portuali.

Proprio il licenziamento da Iren, insieme al tempo trascorso in carcere, “fanno ragionevolmente ritenere che le esigenze cautelari, sia pure ancora presenti, si siano ridimensionate e che, pertanto, possano essere soddisfatte con la misura degli arresti domiciliari”, scrive la giudice. Il 3 giugno la gip aveva respinto la prima richiesta di attenuazione della misura. In seguito il Riesame, pur riconoscendo in astratto la possibilità di concedere i domiciliari, aveva giudicato inadatte le soluzioni abitative proposte da Signorini (un’abitazione a Genova messa a disposizione da una parente oppure la casa del fratello ad Aosta). Ora la quadra è stata trovata: l’ex presidente del porto andrà a stare in una casa a Genova presa in affitto insieme alla figlia e non potrà comunicare se non con lei, con i fratelli e con una cugina.

Nello stesso tempo la giudice Faggioni ha autorizzato – anche qui con l’ok dei pm Federico Manotti e Luca Monteverde – l’incontro chiesto da Toti, ai domiciliari nella sua casa da Ameglia (La Spezia) con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e i suoi fedelissimi assessori Giacomo Giampedrone e Marco Scajola: le date non sono state ancora fissate. Il faccia a faccia con Salvini è atteso come il passaggio decisivo in vista di eventuali dimissioni, che Toti è sembrato ventilare in una lettera scritta all’avvocato Savi dopo il no del Riesame alla revoca dei domiciliari. La gip ha invece respinto la provocatoria richiesta di due deputati M5s, Roberto Traversi e Luca Pirondini, di poter incontrare a loro volta il governatore: l’istanza è stata ritenuta inammissibile, in quanto è l’indagato a dover chiedere gli incontri.

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