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Alex Marangon, il pestaggio durato un minuto, poi la morte: “Era preoccupato per il raduno in abbazia”. Interrogati cinque partecipanti

Alex Marangon, il pestaggio durato un minuto, poi la morte: “Era preoccupato per il raduno in abbazia”. Interrogati cinque partecipanti
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Alex Marangon non è caduto nel fiume Piave, ma morto per “cause violente e non accidentali”. Le parole del procuratore di Treviso spazzano tutte le ipotesi che si sono susseguite in questi giorni. Colpito alla testa con un oggetto contundente, un occhio tumefatto, lividi al torace e una grave emorragia interna, oltre a numerose costole rotte sul lato sinistro del corpo, compatibili con dei colpi di bastone o di una pietra di fiume. Secondo le ultimissime ricostruzioni, il 25enne barman di Marcon (Venezia) trovato morto martedì 2 luglio sul greto del fiume Piave dopo l’allontanamento volontario nel corso di un rituale amazzonico nei pressi dell’abbazia di Vidor, in provincia di Treviso, è stato picchiato a sangue tra le 2 e le 6 del mattino di domenica 30 giugno. Per questo la procura di Treviso, in base all’esito dell’autopsia, secondo cui il ragazzo sarebbe morto per emorragia interna dovuta a un trauma al torace, ha modificato il titolo del fascicolo e ora si indaga per omicidio volontario a carico di ignoti. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il pestaggio è durato circa un minuto e, dopo il colpo alla testa, il 25enne ha impiegato 20 secondi per morire.

Ma cosa è successo al rito sciamanico a cui stava partecipando Marangon? È su questo che cercheranno di far luce ora le indagini. All’evento, al quale erano presenti 20 persone, organizzato da seguaci della disciplina sudamericana che vuole curare il corpo con musica e infusi di erbe dagli effetti psichedelici, Marangon aveva assunto ayahuasca. Il 25enne, secondo alcune testimonianze, avrebbe lasciato la stanza, allontanandosi in giardino. Qui due dei presenti lo avrebbero seguito per un po’ ma non vedendolo sarebbero poi tornati indietro. Proprio da loro si partirà per cercare di capire cosa sia successo. Impossibile per la famiglia del giovane che nessuno abbia visto cosa sia successo ad Alex.

Secondo ambienti vicini alla famiglia, Alex, che aveva già partecipato a due incontri del rituale, era preoccupato in vista del terzo, quello dopo il quale è stato trovato morto. Il 25enne lo avrebbe confidato a un suo amico. Marangon avrebbe manifestato “timori e preoccupazioni” in vista dell’appuntamento ma non è chiaro se questa circostanza sia già all’attenzione degli inquirenti che stanno ricostruendo le circostanze della sua morte.

Intanto oggi i carabinieri hanno interrogato cinque dei 20 partecipanti al raduno. L’attenzione è tutta sul “buco” di tre ore che si è creato da quando Alex si è allontanato dai compagni, attorno alle 3 di notte, alla richiesta d’intervento dei carabinieri, fatta attorno alle 6 del mattino dal proprietario dell’area. Le forze dell’ordine sentiranno di nuovo tutti i partecipanti al raduno.

L’esame su Alex “restituisce un quadro inquietante, quello di una aggressione potente, sfuggente, nel corso di una colluttazione che male si concilia con il caso”, afferma l’avvocato Nicodemo Gentile, che assieme al collega Stefano Tigani assiste la famiglia Marangon. L’autopsia di ieri “ha evidenziato – dice ancora Gentile – una botta sulla parte sinistra della testa, addebitando l’accaduto a più di una persona”. Dunque Marangon sarebbe stato ucciso da più persone e non sarebbe morto, come ipotizzato in un primo momento, perché caduto dalle mura dell’abbazia finendo nel Piave che lo avrebbe poi trascinato fino all’isolotto dove è stato ritrovato, qualche chilometro più a sud.

Ora, riporta il Corriere, la famiglia chiede a chi sa di parlare: “I familiari sono distrutti e chiedono che chi sa parli, chiaramente lì è successo qualcosa – spiega l’avvocato Stefano Tigani – saranno i carabinieri a fare tutte le indagini, anche se ho l’impressione che a breve ci sarà una svolta, c’erano venti persone presenti, possibile che nessuno abbia visto nulla?”.

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